Il vento dellโEuropa รจ tornato. Cโรจ pure questa perla nel discorso che Jean-Claude Junker ha pronunciato oggi sullo stato dellโUnione. Una montagna di bugie. Il Presidente della Commissione europea dโaltronde non รจ nuovo alle balle spaziali. Basterร ricordare il piano da 300 miliardi che porta il suo nome per farsi unโidea di cosa ci aspetta. Quel piano che avrebbe dovuto mettere le ali allโeconomia del vecchio continente in realtร disponeva di pochi spiccioli. Chi รจ ripartito, come la Germania, lo ha fatto con mezzi propri e a spese di chi รจ rimasto ai margini della crescita, come lโItalia. Senza pudore per lo scarso impulso che ha lโUnione, per le sue gaffe e persino per qualche bicchiere di troppo, gli basterebbe andare in una scuola a piacere di quello che preferisce tra i Paesi dellโEurogruppo per chiedere agli studenti che ne sanno di cosa fa Bruxelles. La brutta figura รจ fin troppo prevedibile e allora meglio restare nel protocollo e raccontare al Parlamento Ue la favoletta che tanto piace a chi lo ha messo sulla sua poltrona, signora Merkel e grande finanza in testa. Grazie alla vittoria di Macron allโEliseo o alla camicia di forza fatta indossare al leader greco Tsipras ci dirร che lโEuropa ha battuto i populismi. Ma non รจ vero niente. Gli euroscettici, certamente con gradualitร differenti, sono milioni mentre persino tra gli europeisti dilaga lโidea che questo modello di Unione sia un male necessario. Non proproprio quello che sognavano i padri nobili De Gasperi, Spinelli, Monnet e Adenauer.
LโUnione europea che Junker ben rappresenta รจ una concentrazione di poteri autoreferenziali, con una Commissione (il governo) legata a doppio filo a ogni genere di lobby. Il potere vero รจ massicciamente germanocentrico, con gli altri Paesi a fare quasi sempre da valletti. Il Parlamento invece non conta niente; รจ il luogo del folklore e dove far sfogare i Salvini o i Farage di turno. UnโEuropa che gli europei sentono lontanissima, burocratica, mangia soldi e incapace di incidere con successo sui grandi problemi, a partire dallโimmigrazione. Il processo di avvicinamento dโaltronde si รจ limitato alla moneta e poco altro, lasciando il gigante senza una politica comune, un esercito, unโarmonizzazione fiscale tra i diversi Stati. Il risultato รจ che stiamo nella stessa barca ma giochiamo naturalemente a fregarci gli uni con gli altri, contiamo poco nel mondo e se strilliamo lโeffetto รจ simile al ruggito di un coniglio.
CITTADINI SUDDITI
Checchรจ ne dica oggi Junker questa Europa non piace ai suoi sudditi, tanto che gli unici in grado di scappare lโhanno fatto. E a gambe levate. Gli inglesi che hanno scelto la Brexit avevano un vantaggio di cui non dispone nessun altro Paese. Saggiamente si erano tenuti la sterlina e adesso รจ probabile che nel tempo pagheranno qualcosa per la scelta di restare indipendenti o semmai pendenti dalla parte degli Stati Uniti, ma alla fine il conto si annuncia sostenibile. Una storia molto diversa da quella che vorrebbero raccontarci i Salvini o Grillo di turno, visto che per i Paesi con la moneta unica dire addio allโEuro avrebbe effetti e costi molto diversi. Per anni probabilmente le economie collasserebbero prima di ripartire sicuramente piรน forti di quanto non siano oggi. Il problema perรฒ รจ in quel durante: quale popolo sarebbe capace di resistere stoicamente per anni con la pancia vuota senza mandare a benedire il Governo che liberandolo dal giogo Ue gli ha svuotato la dispensa? Probabilmente nessuno e persino nella fiera Grecia, dove gli euroscettici hanno stravinto dopo qualche settimana con i bancomat che erogavano massimo quaranta euro al giorno si sono ravveduti. Ad Atene il premier grida contro Bruxelles e la Germania, ma poi ha fatto fuori il suo ministro delle Finanze Varoufakis e piano piano sta tagliando spesa pubblica e servizi sociali, mentre Berlino non sa piรน che prendersi dopo i porti e gli aeroporti.
IL RICATTO DELLโEURO
Questa รจ perciรฒ unโEuropa che fa paura a chi ci vive dentro piรน che a chi la guarda da fuori. Certo, se non fosse mai nata staremmo ancora alle nostre monete nazionali e noi italiani alla nostra liretta. Un vaso di fragilissimo cristallo tra i vasi dโacciaio di Usa e Cina. Ringraziamo la Banca centrale europea per questo, senza dimenticare perรฒ che il salasso risparmiatoci dai mercati ce lโhanno fatto i nostri partner. Grazie a quesat Europa la Germania ha potuto finanziarsi con tassi negativi mentre lโItalia – ma non siamo soli – non paga solo miliardi di euro in interessi sul debito pubblico, ma deve metterci sopra pure una tangente a Berlino che si chiama spread. Il risultato? Noi non abbiamo ancora risolto la nostra questione meridionale mentre in Germania in meno di trenta anni si รจ parificato lโEst allโOvest, cioรจ la parte piรน dinamica dโEuropa con una regione ridotta dal controllo sovietico a livelli da Medioevo. Una ricostruzione pagata a nostra insaputa da mezza Europa e a cui adesso non corrisponde alcuna riconoscenza. Con il debito pubblico mostruoso che abbiamo (italiani quanto spagnoli o greci) siamo per Berlino piรน un pericolo che unโopportunitร . Dopo le vicinissime elezioni perciรฒ la Merkel che non parla piรน di Europa a due velocitร comincerร a mollarci. Lasciandoci da pagare il conto.