Il ritorno di Nole. Djokovic è il re degli Us Open. Il tennista torno sul podio mondiale

Non è bastato un tifo da stadio, con cori ritmati e un incitamento costante, a Juan Martin Del Potro per conquistare di nuovo New York dopo la storica impresa del 2009. E’ Novak Djokovic il re degli US Open, quarto e ultimo Major stagionale, che hanno emesso il loro verdetto dopo due intense settimane sul cemento di Flushing Meadow: 6-3 7-6(4) 6-3 il punteggio con cui il serbo, in tre ore e un quarto, ha superato l’argentino, scrivendo il suo nome nell’albo d’oro per la terza volta dopo i trionfi del 2011 e del 2015, in quella che era la sua ottava finale nella Grande Mela – eguagliato il record di Ivan Lendl e Pete Sampras – e la 23esima in uno Slam. Lui che dodici mesi era stato costretto a fare da spettatore per via dell’infortunio al gomito, dopo aver sollevato il trofeo a Wimbledon a luglio, ha così ulteriormente arricchito la sua collezione di Slam: sono diventati ora 14, proprio come Sampras, e solo Roger Federer (a quota 20) e Rafa Nadal (17) li precedono in questa speciale graduatoria. Si tratta del terzo titolo nel 2018 per il 31enne di Belgrado, che dopo aver messo tutti in fila sull’erba londinese a metà agosto aveva completato per primo il ‘Golden Career Masters’ sfatando finalmente il tabù Cincinnati, e il 71esimo in carriera. Una vittoria che lo riporta sul podio mondiale, da dove Nole – aveva iniziato questo torneo da numero 6 Atp – mancava da giugno 2017. Dopo due anni di dolori, vicissitudini e calo di motivazioni e fiducia Djokovic (qualificato per le ATP Finals già con questo risultato) torna prepotentemente protagonista, in prospettiva anche per il trono di numero uno, dopo quei mesi di stop e i tanti dubbi che devono essere balenati anche nella sua mente. E’ stata una cavalcata in crescendo, quella del serbo a Flushing Meadows, dove ha avuto un inizio difficile contro Marton Fucsovics e ha sofferto per il caldo umido che ha avvolto New York per tre quarti delle due settimane, poi però non ha più perso un set dal secondo turno contro lo statunitense Tennys Sandgren, non lasciando scampo a Joao Sousa negli ottavi, poi a John Millman nei quarti e venerdì in semifinale a Kei Nishikori, prima di completare il percorso con il successo sull’argentino. Due anni e mezzo fa, quando tornò alle competizioni, era fuori dai primi mille del ranking Atp, quindi ne ha macinata di strada Juan Martin Del Potro per risalire la china, conquistando in primavera il suo primo Masters 1000 a Indian Wells, seguito da una finale a Miami, e accomodandosi sulla terza poltrona mondiale, ritoccando il proprio miglior piazzamento in carriera. Però ci credeva, ‘Palito’, alla favola a lieto fine e non è riuscito a trattenere le lacrime, nel dopo partita, consolato da Djokovic, che già lo aveva calorosamente abbracciato al momento di stringersi la mano. “Non è facile per me parlare in questo momento – le parole durante la premiazione dell’argentino, che cederà proprio al serbo la terza piazza in classifica – Però posso dire di essere felice di essermi confrontato con uno dei miei idoli nel circuito, anche un amico. Dispiace aver perso questa finale, ma sono contento per Novak, una delle persone che più stimo e voglio veder vincere. Hai meritato questo successo. Ho avuto nel tempo tanti problemi al polso, tuttavia non ho mai mollato, proprio per cercare di essere di nuovo qui, l’esserci riuscito dopo nove anni è qualcosa che mi rende fiero. A volte si possono perdere i tornei ma l’amore della gente è per me la cosa più importante”.  Dal canto suo Djokovic, alla domanda su quale sia il segreto che lo ha riportato ai massimi livelli di competitività dopo il periodo nero, non ha avuto dubbi. “L’amore delle persone che mi vogliono bene e mi hanno sempre sostenuto, in primis la mia famiglia, i miei figli e i componenti del mio team – ha sottolineato Nole prima di ricevere la coppa del vincitore dalle mani di John McEnroe, 4 volte trionfatore agli US Open – E’ qualcosa di speciale questo risultato, così come l’aver eguagliato Pete Sampras. Speravo fosse qui stasera, ma desidero dirgli che lo amo ed è uno dei miei idoli: mi auguro di incontrarlo presto, magari su un campo da tennis… Ci tengo però a congratularmi con Juan Martin per quello che ha fatto in questi anni dopo i numerosi infortuni ai polsi e i suoi ritorni: aver avuto sempre la fiducia e la convinzione che un giorno sarebbe tornato ad essere un top player e a lottare per i titoli degli Slam è qualcosa di straordinario. Gli auguro il meglio per il futuro e sono sicuro che un giorno ci sarà lui qui con il trofeo del vincitore”.
(ITALPRESS).