Si è aperta con qualche minuto di ritardo la conferenza stampa di fine anno della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per la terza volta spostata a gennaio, e che è attualmente in corso nell’Aula dei Gruppi della Camera dei Deputati. Un evento organizzato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della stampa parlamentare.
Il discorso del presidente dell’ordine dei giornalisti Bartoli
Ad aprire la conferenza stampa è stato il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, che ha esordito spiegando che “il 2025 è stato un anno molto difficile per i giornalisti. Abbiamo assistito alla più grande strage di colleghi. In Ucraina sono stati uccisi 28 operatori dei media, spesso colpiti in modo consapevole e diretto”.
In particolare ha sottolineato che “sulla sicurezza degli inviati in zona di guerra abbiamo apprezzato l’impegno del governo, per la formazione, e per i fondi destinati a garantire una copertura assicurativa per i freelance. La sicurezza dei giornalisti, tuttavia, è in pericolo anche in Italia”, ha detto ricordando “la bomba sotto l’auto di Sigfrido Ranucci, la testa mozzata di Capretto davanti alla casa di Giorgia Venturini, le sassate durante una manifestazione che hanno ferito Elisa Dossi e Davide Bevilacqua, e l’elenco sarebbe molto più lungo”.
“Altrettanto lungo è l’elenco di capitani d’industria e della finanza, di presidenti e allenatori di calcio, di sindaci e assessori, e purtroppo anche di esponenti delle istituzioni che denigrano, discreditano, e diffamano indiscriminatamente chi fa informazione. Lo voglio dire senza mezzi termini: sono atteggiamenti che contribuiscono a alimentare un clima di aggressione verbale e fisica nei confronti dei giornalisti, legittimando di fatto comportamenti da codice penale”, ha concluso Bartoli prima di passare la parola alla presidente del Consiglio.
Meloni sulla tutela dei giornalisti
L’intervento della premier è iniziato con una battuta: “Ringrazio il presidente dell’Ordine dei giornalisti Bartoli, il presidente Signore della Stampa parlamentare per avere organizzato questa conferenza stampa che oramai è diventata di inizio anno, abbiamo insieme dato vita a una tradizione nuova”. Poi Meloni ha affrontato il tema della sicurezza dei giornalisti dicendosi “contenta che si apprezzi il Governo e l’impegno che il Governo aveva preso proprio in questa sede, un anno fa, per garantire agli operatori dell’informazione che sono inviati all’estero, in zone sensibili e ad alta intensità bellica, di svolgere il loro lavoro nelle migliori condizioni di sicurezza”.
“Voglio cogliere anche questa occasione – ha aggiunto la premier – per rinnovare non solo la mia solidarietà, ma anche il ringraziamento a tutti quei colleghi che con la loro professionalità e con il loro coraggio ci consentono di arrivare dove altrimenti i nostri occhi non potrebbero arrivare, in Italia, come all’estero”. “Molti di loro hanno perso la vita: penso che sia molto importante rendere omaggio alla loro memoria. Sono contenta che ci sia stato in Parlamento il primo via libera alla proposta di legge che istituisce una giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa del loro lavoro. La legge è già stata approvata alla Camera e ora è in discussione al Senato e confido che concluda molto presto il suo iter”.
Il giornalismo come paladino della libertà di stampa
La premier ha anche ricordato come “la libertà di stampa è un presupposto fondamentale dello stato di salute di qualsiasi nazione democratica e noi siamo tutti chiamati a proteggerla e a difenderla”. Un’esigenza resa indispensabile da numerosi fatti violenti tra cui ha ricordato “il caso dell’assalto alla sede del quotidiano La Stampa, perché anche se i giornalisti non erano presenti nel momento in cui questo assalto si è consumato, erano ovviamente loro l’oggetto di quella intimidazione. La mia personale solidarietà e la solidarietà del Governo non è mai mancata, è stata sempre chiara e netta, penso che sia giusto ribadirla anche in questa sede”.
La presidente del Consiglio è, però, ben conscia delle difficoltà economiche del settore dell’Informazione e per questo ha voluto sottolineare l’impegno del governo che “intende presentare un emendamento al decreto Milleproroghe per garantire un contributo straordinario a Radio Radicale per la digitalizzazione dell’archivio storico della testata che si somma a quello ordinario” mentre sul caso dell’agenzia Dire ha detto che l’Esecutivo ha sollecitato l’editore a corrispondere ai dipendenti e giornalisti le retribuzioni arretrate, e abbiamo riattivato il contratto di fornitura con la presidenza della Consiglio che credo sia una buon notizia”.
Meloni promette che il governo recepirà la direttiva anti-Slapp
Ma uno dei punti più importanti è quello relativo ai prossimi step con cui l’Esecutivo intende tutelare il settore del giornalismo. “Nella legge di delega europea del 2025 è stato approvato un emendamento del governo che dà la delega a recepire la direttiva anti-Slapp, che punta a contrastare le querele temerarie. Si è chiesto nel corso del dibattito che l’ambito di estensione si applicasse anche in ambito nazionale. Ma la direttiva stessa lo esclude”.
“La direttiva è indirizzata a controversie che hanno implicazioni transfrontaliere. Il governo recepirà le direttive con le modifiche necessarie, ma che non sono molte. Perché il nostro ordinamento punisce già le querele temerarie”, ha aggiunto Meloni.
La questione del contratto nazionale dei giornalisti
“C’è un tavolo aperto sul contratto nazionale dei giornalisti scaduto da tempo. Figuriamoci se non condivido il tema. Questo governo ha a cuore il tema del rinnovo dei contratti. Non mi è chiara la ragione per cui si faccia una mobilitazione. La responsabilità non è del governo. Capisco che questo è un momento di visibilità”, ha detto la premier riferendosi allo striscione mostrato in Aula da Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione nazionale della stampa italiana che recitava: “Giornalisti da 10 anni senza contratto ma alla Fieg finanziamenti milionari”.
“L’immagine che ne esce – aggiunge Meloni – è una contestazione alla presidente del Consiglio, ma non dipende da noi. Noi possiamo fare moral suasion, ma non vorrei che ne venisse fuori l’immagine di una contestazione alla presidente del Consiglio”.
La questione della Groenlandia e le minacce di Trump
Dopo questa lunga introduzione, la premier ha dato spazio alle domande dei giornalisti presenti in Aula così da affrontare anche altri argomenti, a partire dalla delicata situazione internazionale. Come appare evidente da settimane, il tema caldo per l’intera Unione europea sono le minacce del presidente Donald Trump di occupare o comprare la Groenlandia dalla Danimarca. Sul punto Meloni ha usato parole nette: “Io non credo nell’ipotesi che gli Usa avviino un’azione militare sulla Groenlandia, che non condividerei” e “che non converrebbe a nessuno”.
“L’ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stato escluso da Rubio e dallo stesso Donald Trump. Io credo che l”amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia ponendo l’attenzione sulla importanza strategica della Groenlandia per suoi interessi e per la sua sicurezza. E’ un’area in cui agiscono molti attori stranieri e credo che il messaggio degli Usa è che non accetteranno ingerenze eccessive di attori straniere”.
Il futuro dell’Ucraina
Rispondendo a una domanda sul futuro dell’Ucraina, la premier ha spiegato che “non c’è un opzione sul campo oggi con un ombrello delle Nazioni Unite e quello di cui si parla è una forza multinazionale nell’ambito della coalizione dei volenterosi per rafforzare la difesa ucraina. La ragione per cui non ritengo necessario l’invio di soldati è perchè il principale strumento per le garanzie di pace è l’articolo 5 della Nato, quella è la principale forma di garanzia per l’Ucraina”.
“Poi l’invio dei soldati può essere un’idea, io non contesto chi lo vuole fare, ma non lo considero necessario. Mi pareva che su questo ci fosse la quasi unanimità del Parlamento, ora leggo che qualcuno nel Pd ha cambiato, se così formalizzeranno una proposta in Parlamento”, ha tagliato corto la Meloni.
Poi la stessa, rispondendo ai giornalisti, ha voluto ribadire la solidità dell’Esecutivo. “Non condivido il riferimento al veto putiniano di Salvini, è una lettura che considero un po’ di parte. Ho già detto in varie occasioni che i dibattiti che si fanno all’interno della maggioranza particolarmente su Russia e Ucraina non sono dibattiti tra filorussi e ucraini, tra filoamericani e non so bene cosa…ho sempre pensato che i fili ce li hanno burattini mentre i politici i fili non li hanno”.
La partita del referendum
Nella conferenza stampa c’è stato anche spazio sul prossimo referendum sulla riforma della Giustizia. Sul punto la premier ha detto che “dobbiamo dare una data” per la votazione del provvedimento “entro il 17 gennaio”, assicurando che “lo farà nel prossimo Cdm”. “La data del 22 e 23 marzo è quella che a oggi mi sembra più probabile”, ha spiegato Meloni.
“Vedo anche io – ha detto rispondendo ad una domanda in merito – un intento dilatorio nelle polemiche dei giorni scorsi, ma non c’è alcuna impasse. Non c’è da parte nostra alcun intento di forzare, non abbiamo ragione per forzare, la data ci sembra ragionevole e ci consente nel caso in cui il sì, di portare a casa le norme attuative in tempo prima della definizione del nuovo Csm”.
Il punto sulla legge elettorale
Altro punto delicato toccato dalla premier durante la conferenza stampa è quello sull’annunciata riforma della legge elettorale. Sul punto Meloni ha spiegato che “ci sono interlocuzioni con le opposizioni anche se non necessariamente al mio livello. Il mandato è anche a chi se ne occupa in Parlamento a dialogare con l’opposizione”.
Secondo la premier, anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, dovrebbe essere “favorevole” alla riforma che sta pensando il centrodestra, un proporzionale con premio di maggioranza, perché “è una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida: sarebbe un vantaggio per tutti e potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l’opposizione che per la maggioranza”.
“La partita è più che aperta con una riforma di questo tipo e potrebbe dare al campo avverso una maggioranza più ampia di quella che otterrebbe con l’attuale legge. Perché il tema non è solo vincere ma riuscire a governare. È importante che i cittadini abbiano un potere reale, che vadano a votare e chi ha preso un voto in più possa governare e non ci siano scelte ricomposte nel palazzo”, ha concluso.
Ma dopo le parole concilianti verso le opposizioni, la premier ha spiegato di sperare “in un’interlocuzione positiva (con le opposizioni) e che non ci siano chiusure pregiudiziali” ma “se ci sarà chiusura, allora deciderà il Parlamento a maggioranza”.
La stoccata di Meloni alla sinistra sul Venezuela
Nel botta e risposta tra la premier e i giornalisti c’è stato spazio anche per affrontare il tema del Venezuela, con annessa stoccata alle opposizioni italiane. “Credo non si abbia contezza della situazione del popolo venezuelano, spero migliori con Rodriguez. Un docente guadagna 2 dollari al mese, i ragazzi vanno a scuola 2 giorni a settimana e c’è una povertà dilagante. Quello che mi stupisce, anzi non mi stupisce più, è il mondo in cui la sinistra vive da sempre, in cui non è l’ideologia che si piega alla realtà ma la realtà che si piega all’ideologia”.
“Vedere degli italiani di estrema sinistra che spiegano a degli esuli venezuelani cosa significhi essere venezuelano, io lo considero surreale, lo considero surreale. Ma credo che la risposta migliore l’abbiano data i venezuelani che in queste ore hanno riempito i social con gioia e speranza per il futuro della loro nazione e questo è quello che mi interessa: francamente il giudizio di una sinistra che sta sempre dalla parte sbagliata della storia, non mi interessa”, è quanto affermato da Meloni.
Articolo in aggiornamento