La conferenza stampa di Meloni è passata senza vere contestazioni da parte dei giornalisti: tutto va bene, Signora La Marchesa
Irma Natali
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Gentile lettrice, è la solita storia della stampa che regge bordone al potere. La realtà dice che in Italia, caso unico in Europa, dal ‘92 al ‘22 il reale potere d’acquisto di salari e pensioni è sceso del 2,9%, mentre nel resto dell’Ue, Grecia inclusa, saliva del 15 e del 30 (perfino del 150% nell’Est Europa). Il governo Meloni ci ha inferto un’altra mazzata: dal ‘22 al ‘25 i salari reali hanno perso un ulteriore 11% rispetto al periodo precedente. Una cifra enorme che, aggiunta alle spese folli per il riarmo e agli aiuti all’Ucraina, costa a ogni famiglia migliaia di euro l’anno. Quanto può durare? Le esportazioni calano e la domanda interna, stremata dalla depauperazione del Paese, si contrae, inclusi i generi alimentari che sono sempre gli ultimi a risentire delle crisi. L’altro esito disastroso è la fuga all’estero degli italiani, che vanno via non per trovare lavoro, ma per trovarne uno decentemente retribuito. Dal 2011 al 2024 sono emigrati 630.000 giovani tra i 18 e i 34 anni, di cui i laureati sono il 40% (prima erano il 15%: vede la differenza?). L’Italia spende 100.000 euro per formare un laureato ma questo poi è costretto a portare all’estero il suo sapere. I numeri celano anche una crisi nella crisi: il 35% delle fughe proviene dal Mezzogiorno e ben il 49% dalle regioni del Nord, le più floride. Così dal Sud non si emigra al Nord perché le basse retribuzioni non consentono di mettere su casa, e dal Nord si fugge all’estero. Si può essere ottimisti?