L'Editoriale

AyatoTrump

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Nessuno qui vuole difendere gli ayatollah, ma per onestà intellettuale è necessario dire due parole sulle rivolte che sconquassano l’Iran, un Paese che sarebbe ricco grazie alle enormi riserve di petrolio e invece è ridotto in povertà. Ridotto da chi? Da 20 anni di embargo e sanzioni occidentali. La realtà che salta agli occhi è questa: ci viene somministrata disinformazione in dosi da cavallo; si usano due pesi e due misure come al solito; si avallano crimini feroci in nome di presunti ideali “democratici”, sul presupposto che la nostra cultura sia “superiore” alle culture terze. È il solito trucco: “esportiamo democrazia” ai poveri popoli che poi saranno felici (come Iraq, Libia, Siria…). Il racconto di giornali e tv, secondo cui le piazze iraniane chiedono più diritti per le donne, è ciarpame. Le istanze della protesta sono di mera natura economica, non libertaria. Aggiungo che la donna in Iran gode di libertà inusitate in altri Paesi islamici: l’obbligo poliziesco di indossare il velo è un dato largamente favolistico, caricaturale.

Le stesse accuse di costrizione delle libertà non vengono mosse a decine di Paesi (nostri alleati) in cui la condizione della donna è ben peggiore. Impossibile non vedere nel doppio standard un’arma di assedio geopolitico secondo un’agenda predatoria ed egemonica. Si sente dire, sulle sanzioni, che “succede anche ad altri, come Cuba”. Le sanzioni non “succedono”, non sono una calamità naturale: sono un atto di guerra asimmetrica, un’aggressione intenzionale. Si mette alla fame un popolo perché si ribelli e destabilizzi il governo. È una barbarie, una punizione collettiva. Cuba, da 70 anni, da tre generazioni, non ha accesso al benessere economico che le sue risorse le consentirebbero, perché le è impedito di commerciare con l’estero. Il Venezuela, ricco di risorse naturali, è alla fame dal 2005, quando Chàvez aveva nazionalizzato il petrolio, ridotto la povertà dal 52% al 34%, sradicato l’analfabetismo, istituito la scuola gratuita e creato la sanità gratuita. In Usa si sente spesso dire: “Vedete, Cuba è alla fame. Il comunismo non funziona”. Sublime ipocrisia. L’adattamento attualizzato sarebbe: “L’Iran è alla fame. L’islam non funziona”. Si strangola e poi: “Vedete, è morto. Era malato”. Applichiamo metodi abietti come le sanzioni economiche e per giunta ci facciamo belli declamando: “Democrazia! Democrazia!”