L'Editoriale

La lunga marcia del comando

La legge elettorale accarezzata dalla presidente del Consiglio ha unโ€™unica ossessione, quella di travestire il comando da democrazia.

La lunga marcia del comando

Cโ€™รจ stata la fase dellโ€™assalto al potere, mica per governare ma per comandare. Quello Giorgia Meloni lโ€™ha fatto (e bene) in occasione delle ultime elezioni politiche. Le รจ bastato approfittare dello sfilacciamento degli avversari, usurati dalla pandemia e dal governo tecnico che ha funzionato come bromuro.

Lei si รจ presentata come la dura e pura, lโ€™underdog che avrebbe ribaltato tutto, sgretolando lโ€™inutile Unione Europea, combattendo qualsiasi alfiere dei moderati e curando gli interessi della Patria. Non si รจ visto nulla di tutto questo ma Palazzo Chigi ormai era espugnato e cosรฌ Meloni e i suoi hanno potuto comodamente fare ciรฒ che รจ loro piรน connaturale: revanscismo in purezza.

Il brivido di comandare invece di governare ha alzato lโ€™asticella. Dalla prima battaglia campale contro i rave party si รจ passati via via ai giornalisti, ai comici, ai musicisti, agli scrittori, ai sindacati, ai magistrati. Tutto ciรฒ che รจ lontanamente afferrabile alla sinistra รจ un nemico da abbattere. Per gli amici invece cโ€™รจ un posto al banchetto del comando, sia anche una disastrosa striscia nella televisione pubblica ammaccata dallโ€™amichettismo.

Poi cโ€™รจ la fase dellโ€™assoggettamento dei poteri, funzionale allโ€™inettitudine del governo e allโ€™inclinazione per il comando. La riforma costituzionale della Giustizia รจ lโ€™ultimo passo ma le stoccate alla Corte dei conti, al diritto internazionale e al multilateralismo sono state i prodromi impossibili da non leggere. In questo caso il finale rischia di non essere quello sperato: troppa caciara, troppo impudico entusiasmo nei sostenitori del referendum. E cosรฌ il trucco si nota da lontano.

Per questo siamo nella terza fase: lโ€™arroccamento. Un governo di revanscisti sa che per togliersi tutte le soddisfazioni ci vuole piรน tempo della singola legislatura. Bisogna quindi costruire una legge elettorale che consenta di continuare lโ€™opera di desertificazione istituzionale e culturale. Per questo la legge elettorale accarezzata dalla presidente del Consiglio ha unโ€™unica ossessione, quella di travestire il comando da democrazia. E se per farlo serve una legge chiamata elettorale ma semplicemente confermativa dellโ€™esistente allora eccola servita.