Riavvolgiamo il nastro. Lunedì 23 marzo 2026: nei rulli dell’ultim’ora a reti unificate scorrono i risultati del referendum sulla riforma Nordio che demolisce il Consiglio superiore della magistratura. Mentre il vantaggio dei No aumenta con il passare dei minuti e la sconfitta del governo si fa via via più pesante, il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte spariglia tra i festeggiamenti del centrosinistra: “Ci apriamo alla prospettiva delle primarie, che siano veramente aperte come occasione per i cittadini di contribuire a una discussione ampia per individuare il candidato o la candidata più competitivo e il migliore interprete del programma…”.
Sono trascorsi più di due mesi, ma dell’appello dell’ex premier agli altri leader della coalizione si sono perse le tracce. Intanto, il voto per le Comunali di domenica e lunedì scorso, in attesa dei ballottaggi, ci dice già due cose. Primo: sorvolando sugli exploit dei cacicchi che Elly Schlein aveva promesso di neutralizzare – tipo De Luca a Salerno e Crisafulli ad Enna – la coalizione ha tenuto e il Pd si è confermato primo partito nella maggior parte delle città al voto. Secondo: il risultato, sebbene positivo nel complesso, non è bastato ad assestare la spallata a un centrodestra stordito dalla batosta referendaria.
Chi sperava in un’analoga mobilitazione alle amministrative si è dovuto ricredere. Ma intanto si continua a ricamare sul perimetro del campo largo, interrogandosi sull’opportunità di imbarcare o meno Renzi – colui che si è vantato di aver mandato a casa il governo Conte II sostenuto pure dai dem – sulla scialuppa di salvataggio del Pd alle prossime elezioni. Così, negli ultimi due mesi, anziché uscire dalla secche, il centrosinistra è finito nella palude.
Uno scenario in cui il centrodestra, con tutti i suoi problemi, riesce tutto sommato a galleggiare. Guadagnando tempo, che il centrosinistra sta invece sprecando pur di evitare di rispondere all’appello di Conte: più si ritarda la definizione del programma (e la scelta del leader), più le probabilità di resuscitare un centrodestra agonizzante aumentano. Riusciranno i nostri eroi nell’impresa kamikaze?