L'Editoriale

Meloni e i sette lamenti capitali

Per Giorgia Meloni la colpa è di Bruxelles, dei giudici, del destino, mai di chi governa da quasi quattro anni.

Meloni e i sette lamenti capitali

Alla Nuvola di Roma, il 26 maggio, Giorgia Meloni ha chiamato l’Unione europea “gigante burocratico” e le ha addossato i guai dell’economia. È il suo registro fisso: la sventura arriva sempre da fuori. Ma vale davvero la pena contarle a una a una, perché in fila smettono di somigliare alla sfortuna.

I vincoli del Patto di stabilità? Legano tutti e ventisette. Con le stesse regole la Spagna corre al 2,1% e l’Italia striscia allo 0,5%, ultima dell’Unione: quattro volte più lenta a parità di catene, certifica la Commissione europea.

Le guerre? Lo shock energetico mediorientale ha tagliato la crescita dell’intera eurozona allo 0,9%. Pandemia, inflazione e conflitti li hanno governati tutti e ventisette: la “sfortuna” di Meloni è il calendario di mezzo continente quindi, non una maledizione personale.

L’ETS che gonfia le bollette “in modo asimmetrico”? La stessa Commissione lega l’asimmetria al mix nazionale di gas, e l’Italia ne è il caso estremo per scelte sue lunghe trent’anni.

I giudici che frenano l’Albania, “spazi che non gli competono”? Il 1° agosto 2025 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha dato ragione ai magistrati italiani: lo impone una direttiva che vincola, di nuovo, tutti e ventisette.

Il modello Albania sabotato dalle toghe? Ottantatré rimpatri in tre anni, centri quasi vuoti, 74,2 milioni solo per costruirli e altri 71,4 milioni nella Manovra 2026 per il triennio, 29,7 nel solo 2026, mentre il calo degli sbarchi viene dalle partenze tunisine, non dalle gabbie oltre Adriatico.

I soldi che “ci sono solo per la difesa”? L’Italia è il primo beneficiario del PNRR con 194,4 miliardi, il piano più ricco del continente, e all’Italia che chiede nuove deroghe Bruxelles ha risposto di spendere prima quelli già stanziati.

La crescita ferma per le crisi? L’Istat certifica vent’anni di stagnazione, con il prodotto reale poco sopra i livelli di allora. La sfortuna è cominciata molto prima delle guerre, anzi molto prima di lei.

Sono sette lamenti ma sono anche sette specchi. La colpa è di Bruxelles, dei giudici, del destino, mai di chi governa da quasi quattro anni. E quando la disgrazia ti casca addosso ogni volta dallo stesso punto, smette di chiamarsi sfortuna. Forse è qualcosa di più simile a un indirizzo politico. Ci pensi, presidente Meloni.