Pandoro Gate, l’improcedibilità salva Chiara Ferragni: assolti l’influencer e il suo ex braccio destro. Lei in lacrime: “La fine di un incubo”

Manca la denuncia. Per questo Ferragni è stata assolta dall'accusa di truffa semplice. Decisivi i 3,4 milioni di risarcimento versati

Pandoro Gate, l’improcedibilità salva Chiara Ferragni: assolti l’influencer e il suo ex braccio destro. Lei in lacrime: “La fine di un incubo”

“È finito un incubo, sono molto contenta di poter riprendermi la mia vita. Sono stati due anni molto duri. Avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta”. Così l’influencer e imprenditrice Chiara Ferragni, visibilmente commossa, ha commentato mercoledì l’assoluzione raccolta a Milano nel processo per i casi del pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi.

Ferragni salvata dall’improcedibilità

Ferragni è stata salvata dall’improcedibilità. All’imprenditrice, infatti, non è stata contestata l’aggravante, e il reato dunque, è stato rubricato a truffa semplice, procedibile solo a querela di parte. Querela che non c’è. In realtà, la querela contro l’imprenditrice era stata sporta, ma era decaduta dopo il pagamento da parte dell’influencer di 3,4 milioni di euro di risarcimenti attraverso la sua azienda e anche a titolo personale. Beneficiarie dei fondi le associazioni dei consumatori Adicu, Codacons e una 76enne che aveva acquistato diversi pandori per beneficenza.

Niente denuncia, niente pena

Mancando la denuncia, i giudici non hanno potuto comminare alcuna pena.  Oltre a Ferragni sono stati assolti sempre con la formula del ‘non luogo a procedere’ il suo ex braccio destro, Fabio Damato, e Francesco Cannillo, presidente del cda di Cerealitalia.

Ecco com’è iniziato il Pandoro Gate

Il ‘Pandoro gate’ – l’inizio della fine della parabola Ferragni – era scoppiato nel dicembre del 2023, quando il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli la iscrivono nel registro degli indagati con l’accusa di truffa aggravata dalla minorata difesa, sulla base di una querela presentata dal Codacons dopo un articolo di Selvaggia Lucarelli che adombrava i primi dubbi sull’operazione pandoro.

Dagli accertamenti della Guardia di Finanza era emersa un’ipotesi secondo la quale Ferragni, assieme a Damato, allora Ad della sua società Fenice, e a Cannillo, presidente del Cda di Cerealitalia, avrebbe ingannato i consumatori facendo loro credere che le vendite del Pandoro Pink Christmas ‘Limited Edition Chiara Ferragni’, a Natale 2022, e delle ‘Uova di Pasqua Chiara Ferragni’, a Pasqua 2021 e 2022, fossero legate rispettivamente a una raccolta di fondi a favore dell’Ospedale Regina Margherita di Torino e all’associazione ‘Bambini delle Fate’.

Guadagni per oltre 2 milioni

Operazioni commerciali che invece, si legge nelle carte dell’indagine, avrebbero “indotto in errore un numero imprecisato di acquirenti”, indotti all’acquisto perché convinti di sostenere la beneficenza comprando i prodotti con la griffe Ferragni.

Tutto ciò sarebbe avvenuto attraverso una “pubblicità ingannevole condivisa via social media e web”. La ricaduta economica dell’operazione viene quantificata in un “ingiusto profitto” per pandori e uova di circa 2,2 milioni di euro. A ottobre 2024 la chiusura delle indagini.

Nella requisitoria del 25 novembre scorso, la procura aveva chiesto la condanna a un anno e otto mesi per Ferragni e per Damato e a un anno per Cannillo. “Non merita né le attenuanti generiche né la sospensione della pena”, avevano detto i pm, considerando che “ha avuto un ruolo preminente” per realizzare una truffa “con grande diffusività”. “Tutto quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto in buona fede, nessuno di noi ha lucrato”, fu invece la dichiarazione spontanea in aula di Ferragni. Oggi la sentenza.