Dopo le accuse di corruzione e di malgoverno, con le proteste di piazza che si ripetono incessantemente da giorni nel silenzio dei media occidentali, si allarga la crisi politica nelle Filippine. L’ultimo atto di questa crisi è stato la presentazione di una mozione di impeachment contro il presidente Ferdinand Marcos Jr., in carica dal 2022 e da tmpo finito al centro di feroci polemiche.
La denuncia è stata depositata dall’avvocato Andre de Jesus, che accusa il capo dello Stato di corruzione e tradimento della fiducia pubblica. A sostenere formalmente l’atto alla Camera è stato il deputato Jernie Jett Nisay, esponente dell’opposizione, come riportato da Nikkei Asia.
Come fanno notare diversi media legati alla maggioranza, il tempismo della mozione sarebbe a dir poco sospetto. Infatti questa’iniziativa politica arriva a meno di tre settimane dalla scadenza del 6 febbraio, data in cui termina il divieto costituzionale di presentare nuove mozioni di impeachment contro la vicepresidente Sara Duterte, dopo che la Corte suprema aveva annullato la procedura avviata nei suoi confronti lo scorso luglio.
Proprio per questo, secondo diversi osservatori e analisti, la denuncia contro Marcos non sarebbe altro che il tentativo delle opposizioni di cavalcare il malcontento popolare per esercitare pressioni politiche capaci di impedire eventuali nuovi tentativi, da parte della maggioranza, contro la vicepresidente Duterte.
Nelle Filippine divampa la crisi politica: presentata una mozione di impeachment contro Marcos
Secondo quanto riportano i media locali, dal punto di vista procedurale, il percorso dell’impeachment appare complesso e dall’esito più che incerto. Infatti se per avviare formalmente il procedimento è necessario il voto favorevole di almeno un terzo dei membri della Camera, la partita diventa a dir pcoo proibitiva per arrivare a un’eventuale condanna. Questo perché, norme alla mano, sarebbe necessaria una maggioranza qualificata di due terzi del Senato. Una prospettiva a dir poco difficile, con il quorum che sembra pressoché impossibile da raggiungere visto che numerosi parlamentari hanno già bocciato l’iniziativa, definendola “inutile e priva di fondamento”.
Quel che è certo è che l’inquilino del palazzo presidenziale di Malacañang ha già liquidato la mozione come una “manovra politica” atta a colpirlo, ma non c’è dubbio che l’impatto di questa mossa è stato pesante. Infatti le proteste di piazza e l’incertezza istituzionale stanno contribuendo a pesare sull’economia del Paese, già colpita dal rallentamento della crescita e dal crollo del peso filippino, sceso ai minimi storici contro il dollaro.