Garante della privacy, da Scorza frecciata dopo l’addio: “Nei 5 Stelle nessuno mi ha chiesto di andarmene”. Ma avevano sollecitato subito l’azzeramento di tutto collegio

Dall'ex garante una frecciata a 5S. Che ne avevano chiesto subito l'azzeramento del collegio. Intanto Report scodella nuovi documenti

Garante della privacy, da Scorza frecciata dopo l’addio: “Nei 5 Stelle nessuno mi ha chiesto di andarmene”. Ma avevano sollecitato subito l’azzeramento di tutto collegio

“Nessuno dei Cinquestelle mi ha chiamato o mi ha mandato un messaggio per chiedere le mie dimissioni” dal Garante della Privacy. È quanto ha dichiarato ieri, ospite di ‘Un Giorno da Pecora‘, l’ex membro del collegio, Guido Scorza, l’unico ad aver abbandonato la poltrona, dopo lo scoppio dell’inchiesta (giudiziaria) che ha travolto i vertici dell’Autorità. Un’affermazione alquanto opinabile, visto che fin dalla prima puntata dell’inchiesta (giornalistica) sugli usi e sui supposti abusi dei commissari, il Movimento aveva chiesto l’azzeramento del Consiglio. Compreso Scorza, il membro nominato su indicazione dei 5S.

Scorza, dalle contestazioni alle dimissioni

Del resto, a leggere le carte della procura di Roma, la sua è una delle posizioni più “scomode” perché un conto sono circa 4 mila euro di carne messa sul conto dei cittadini italiani (come i pm contestano al presidente Pasquale Stanzione), un altro conto sono i 40 milioni di euro di sanzione comminata a Meta e poi ridotta a zero.

Così come potenzialmente gravi appaiono i possibili conflitti di interesse, sempre paventati dalla procura nel decreto di perquisizione, tra Scorza e il suo ex studio legale E-Lex (da lui fondato e nel quale lavora tutt’ora la moglie), che mentre Scorza era impegnato a decidere le sorti della privacy degli italiani, patrocinava società e Asl finite proprio sotto la lente del Garante.

Per Scorza il passo indietro è “una decisione giusta e necessaria nell’interesse dell’istituzione anche se”, aggiunge, “non posso che ritenerla ingiusta nella sostanza e nelle modalità che mi hanno portato ad assumerla”. Intanto, oltre agli eventuali profili penali (tutti da verificare), sulla vicenda ha acceso un faro anche la Corte dei Conti per un possibile danno erariale. Nel mirino degli inquirenti sono finite, in particolare, le spese di rappresentanza dell’Autorità, lievitate nel 2024 a 400mila euro.

Le ultime rivelazioni di Report

E di certo le ultime rivelazioni di Report della puntata di domenica scorsa non hanno migliorato la situazione. Sigfrido Ranucci e la collega Chiara De Luca hanno infatti ricostruito l’iter di una bozza di regolamento sui rimborsi risalente al lontano 2021, “quando l’allora segretario generale Fabio Mattei lo aveva condiviso con tutti i membri del collegio”.

Il documento, secondo i giornalisti mirava a fissare chiari “tetti di spesa” per le missioni dei componenti del Garante: “Non più di 190 euro a notte per dormire e un massimo di 100 euro al giorno per i pasti”. Ma quel regolamento il Consiglio non l’ha mai approvato, nonostante nel 2023 fosse arrivato anche un sollecito. “E questo ha consentito a Feroni di pernottare al 5 stelle Splendid Royal alla modica cifra di 600 euro a notte e a Ghiglia di spendere 462 euro per una cena al Parco dei Principi”, spiega la trasmissione.

Sempre la puntata di domenica ha mostrato come il dimissionario Scorza facesse uso dell’auto di servizio in uso al presidente, svelando anche un Sms inviato dall’avvocato ai colleghi, nel quale ammetteva l’abuso (fatto negato in una precedente intervista): “Mi hanno teso un agguato all’ingresso di un convegno. Essendo in ritardo ho detto che non potevo, mi hanno seguito chiedendomi come mai fossi arrivato con la macchina di servizio, che sapevano essere in uso esclusivo al presidente”, scrive infatti Scorza.

Stanzione e gli altri incollati alla poltrona

E, per uno Scorza che se ne va, ci sono gli altri tre membri del Consiglio superstiti, il presidente Stanzione (area Pd), la vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni (area Lega) e il componente Agostino Ghiglia (area Fratelli d’Italia), che non hanno alcuna intenzione di mollare. I consiglieri superstiti attraverso i propri legali, domenica avevano infatti ribadito “la loro ferma volontà di proseguire nello svolgimento delle loro funzioni istituzionali” del Garante, “nella convinzione di aver sempre agito in piena trasparenza e correttezza”.

Per i loro legali, inoltre, “le ipotesi investigative, allo stato del tutto ‘embrionali’, seguono inchieste promosse da giornalisti in evidente conflitto con l’operato del Garante” e dovranno “essere oggetto di particolare verifica” da parte “della magistratura, nel cui operato si esprime piena fiducia”.

Intanto in Parlamento si è avviato l’iter per la nomina del sostituto di Scorza. Nome che in teoria dovrebbe essere indicato dal Movimento e votato dal parlamento. Nel frattempo però l’autorità può operare anche a ranghi ridotti.

Il Codacons: “Non inviate esposti al Garante privacy

Infine da registrare ieri l’invito del Codacons a non inoltrare esposti a un’autorità sotto inchiesta perché “al momento sembrano infatti venir meno le dovute garanzie a tutela dei soggetti che l’Autorità dovrebbe tutelare, e appare assurdo che i componenti dell’organo di vigilanza non sentano il bisogno di dimettersi – prosegue il Codacons –. Ancor più grave che il governo, a fronte delle indagini in corso e delle irregolarità contestate, non proceda all’immediato commissariamento dell’ente, nell’interesse della collettività che deve poter fare affidamento su authority imparziali e al di sopra di ogni sospetto”.