La crescita globale resiste, quella italiana no. Roma rallenta, anche rispetto all’Eurozona. Mentre il rischio di dazi, minacciati da Donald Trump nell’affaire Groenlandia, può mettere a repentaglio l’aumento del Pil. Il Fondo monetario internazionale traccia lo scenario per i prossimi due anni e taglia le stime di crescita per il 2026 dell’Italia allo 0,7% (un decimo di punto in meno rispetto alle precedenti previsioni). Stesso decimo di punto che dovrebbe essere recuperato nel 2027, fermandosi però sempre al +0,7%. La crescita globale invece viene rivista in lieve rialzo al 3,3% quest’anno e poi al 3,2% il prossimo, trainata dagli investimenti tecnologici e dall’intelligenza artificiale.
Fmi: su la crescita dell’Eurozona ma resta il rischio dazi
Per l’Eurozona la crescita viene ritoccata al rialzo all’1,3% nel 2026 e all’1,4% nel 2027, molto meglio di quel che farà l’Italia quindi. E ci sarà la ripresa anche della Germania, sopra l’1% già quest’anno. Ma lo scenario resta incerto: “I rischi geopolitici e l’ulteriore aumento delle tensioni commerciali rappresentano uno dei rischi principali per l’economia globale”, sottolinea il capo economista del Fmi, Pierre-Olivier Gourinchas, L’escalation sui dazi è un “rischio rilevante, che potrebbe incidere in modo significativo sulla crescita”, aggiunge. D’altronde i primi effetti delle nuove minacce di Trump già si vedono, con il forte calo delle Borse europee e il nuovo record dell’oro a 4.690 dollari l’oncia. Ieri sono andati in fumo 225 miliardi di capitalizzazione per l’indice Stoxx 600 e solo a Piazza Affari sono stati bruciati 14,4 miliardi di capitalizzazione.