Le Lettere

La Repubblica che fu

Nei giorni scorsi La Repubblica ha festeggiato i suoi primi 50 anni con grande enfasi, interviste, lunghi articoli. E buona parte del mainstream ha fatto da cassa di risonanza. Ho visto perfino Fiorello, in tv, ricamare intorno alla ricorrenza, nel suo stile scherzoso, ma pur sempre facendo da cassa di risonanza. Se penso a che cosa si è ridotta Repubblica oggi, mi viene da piangere.
Severino De Annuntiis
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Gentile lettore, tra le interviste pubblicate da Repubblica per l’anniversario ce n’è una con Claudio Sabelli Fioretti, ex direttore di Abc, Panorama mese, Cuore e altre testate. Quello che dice il decano, oggi 82enne, è vero: Repubblica degli inizi era una scuola di scrittura e una fucina di bravi giornalisti. Sabelli Fioretti, invitando i giovani redattori a rileggere il giornale di quei tempi, anni ’70 e ‘80, fa capire, con tatto, che la qualità oggi è lungi da quella di allora. Infatti diversi anni fa i giornalisti di Repubblica – ubriacati dal successo, presi dalla smania di emergere – si sentirono in obbligo di fare i brillanti, scrivere in prima persona, gigioneggiare, stupire con effetti speciali. Il giornale di conseguenza si è degradato. Poi sono arrivati “i giovani”, diciamo quelli che oggi hanno meno di 50 anni e che la scuola dell’obbligo ha formato male, i quali a volte non padroneggiano neppure la sintassi della lingua italiana, figuriamoci lo stile. E tutto questo prescinde dalle idee, anche quelle degradatesi o offuscatesi col passar del tempo. Si può dire che Repubblica è lo specchio della nostra società, passata dalle vette culturali degli anni ‘70 al miserrimo banalismo di oggi.