Al via il processo d’appello alla Le Pen. “Mai creato un sistema per truffare la Ue”, dice. Intanto il giudice francese lancia l’allarme sul tentativo di ingerenza di Trump nel processo

Ha negato ogni accusa, Marine Le Pen al processo d'appello dove è accusata di appropriazione indebita. Intanto però si scoprono le pressioni di Trump sui giudici

Al via il processo d’appello alla Le Pen. “Mai creato un sistema per truffare la Ue”, dice. Intanto il giudice francese lancia l’allarme sul tentativo di ingerenza di Trump nel processo

Nel primo giorno di interrogatorio nel processo di appello dopo la condanna per appropriazione indebita di fondi dell’Ue, ieri, Marine Le Pen ha negato l’esistenza di un “sistema” organizzato dall’ex Front National per l’appropriazione indebita di fondi europei.

La capogruppo del Rassemblement National (Rn) dichiarata ineleggibile nella sentenza di primo grado sul caso degli assistenti parlamentari Ue e che nel processo di secondo grado si gioca la sua candidatura all’Eliseo nel 2027, ha dichiarato davanti ai giudici che “il termine ‘sistema’ mi disturba perché si ha l’impressione di una manipolazione”. Le Pen e 10 altri membri dell’ex Front National sono accusati di aver usato tra il 2004 e il 2016 i fondi dell’Europarlamento – 3,2 milioni di euro la cifra contestata – per rimpinguare le casse del partito al livello nazionale.

L’ingerenza di Trump nel processo alla Le Pen

Ma ad alzare la temperatura del processo le rivelazioni della magistrata francese Magali Lafourcade, che sabato scorso, durante un’intervistata alla tv pubblica France 5, aveva denunciato che due emissari del presidente Usa Donald Trump l’hanno incontrata il 28 maggio 2025, nel tentativo di raccogliere elementi in grado di dimostrare che la condanna di Marine Le Pen sia un processo politico.

La magistrata ha riferito di aver ricevuto, su richiesta dell’ambsciata Usa a Parigi, due rappresentanti dell’amministrazione Trump. “Dovevamo avere una discussione sui diritti umani”, ma “molto rapidamente la conversazione è girata intorno alla situazione penale di Marine Le Pen”, ha spiegato. Lafourcade ha quindi riferito di aver immediatamente “allertato” il ministero degli Esteri della Francia, circa un incontro con chiari elementi di “ingerenza”.

“Ho inviato un’allerta al ministero degli Esteri sui contenuti della conversazione. Mi sembrava fosse il mio dovere”, ha precisato, aggiungendo che il caso è stato preso “seriamente” dal Quai d’Orsay. Sottolineando che non esiste a suo avviso “una minaccia attuale sui giudici francesi” – attualmente impegnati nel processo di secondo grado a Le Pen – Lafourcade ha comunque invitato alla massima attenzione, davanti a quella che viene descritta come un’offensiva che si spinge ben oltre il quadro nazionale della Francia.

I precedenti

A inizio gennaio, il presidente del tribunale di Parigi, Peimane Ghaleh-Marzban, aveva già messo in guardia da un’eventuale “ingerenza” degli Stati Uniti nel processo in appello al Rassemblement national (Rn). Parole giunte dopo indiscrezioni pubblicate dal settimanale tedesco Der Spiegel, secondo cui diversi magistrati incaricati del dossier Rn incorrerebbero il rischio di sanzioni da parte di Washington.