Sanità, schizza la spesa privata: a pagare il prezzo più alto sono i poveri

Cresce la spesa sanitaria privata e a pagare il prezzo più alto sono le famiglie con meno possibilità economiche e meno istruite.

Sanità, schizza la spesa privata: a pagare il prezzo più alto sono i poveri

La sanità si sposta verso i privati e a pagare il prezzo più alto sono le famiglie più povere. L’incidenza della spesa privata delle famiglie per la sanità, infatti, è più che raddoppiata rispetto al bilancio familiare. E la percentuale di spesa privata è aumentata tre volte di più per le famiglie meno abbienti rispetto a chi ha più possibilità economiche. Non a caso, per quattro milioni di famiglie, il bilancio è a rischio per sostenere i costi delle cure. I dati sono quelli che emergono dal rapporto Sanità del Crea, il Centro per la ricerca economica applicata in sanità, presentato al Cnel.

Sanità, la spesa privata cresce: pagano soprattutto i più poveri

L’incidenza dei consumi sanitari sul bilancio familiare, poi, è più che raddoppiato dalla nascita del Servizio sanitario nazionale e ora raggiunge una media del 4,3% e picchi del 6,8% per le persone meno istruite. Il prezzo più alto, come detto, lo pagano le famiglie meno abbienti: la quota di spesa privata sostenuta dal 60% delle famiglie più povere è aumentata dal 27,6% al 37,6%. In totale la spesa privata ha raggiunto quota 43,3 miliardi di euro, ovvero quasi un quarto del totale. E così 2,3 milioni di residenti vivono in disagio economico o rinunciano alle cure per ragioni economiche.

Un dato che, peraltro, continua la sua “lenta ma costante crescita”. Per oltre quattro milioni di famiglie, poi, le spese sanitarie incidono in maniera rilevante sui bilanci familiari, soprattutto per le cure odontoiatriche e per l’assistenza di lunga durata a parenti non autosufficienti. Settori in cui l’assistenza pubblica sembra meno efficace. E quel che dice, in definitiva, il rapporto è che la sostenibilità del sistema persiste solamente grazie “a uno strisciante razionamento implicito delle tutele”, che sfavorisce “la popolazione meno abbiente e meno istruita”.