Montanari: “O si fanno i Giochi Olimpici o c’è l’Ice. Le due cose nella stessa frase non possono stare”

Parla il professor Tomaso Montanari: "Se i nostri sovranisti obbediscono al governo Usa è perché c'è unità di intenti"

Montanari: “O si fanno i Giochi Olimpici o c’è l’Ice. Le due cose nella stessa frase non possono stare”

“Il ministro Tajani ha confermato che quelli dell’Ice sono come le SS, ma che da noi arrivano quelli bravi…”. Cosi ieri Tomaso Montanari, storico dell’arte e rettore dell’Università per stranieri di Siena, ha commentato la querelle dell’arrivo delle truppe della famigerata Ice a Milano.

Professor Tomaso Montanari,il ministro Antonio Tajani ieri ha detto che l’Ice non sono le SS… E’ d’accordo? Magari le SS no, ma la Gestapo molto la ricorda…
“Ho letto quella dichiarazione. La cosa bella è che ha detto che non sono quelli che vanno per strada con i passamontagna, ma sono i funzionari. Quindi, il ministro degli Esteri ha sostenuto che ci sono anche le SS, però da noi non vengono quelle, vengono le altre…”.

Un passo avanti…
“Mi fa piacere che il ministro degli Esteri lo riconosca, però è un governo – quello Usa – col quale sono strettamente affini da un punto di vista politico. È il governo del nostro ex principale alleato. Il ministro degli Esteri, a leggere questo testo con attenzione, dice: ‘sì, ci sono le SS, ma quelli rimangono a Minneapolis…’. E’ un testo allucinante, comunque lo si legga. Una barbarie assoluta. A parte che l’ha detto in romanesco”.

Ieri su La Notizia abbiamo raccontato di come il governo Meloni avesse supplicato Washington di non mandare l’Ice ai Giochi: inascoltato. Non le pare ironico che il governo più sovranista della storia repubblicana prima preghi e poi si faccia dare ordini da quello Usa?
“E’ chiaro che da una parte c’è una rivendicazione di sovranità naturalmente risibile, nel senso che rispetto all’America, abbiamo le basi americane ovunque. Ormai si dice “ex-alleato”, ma con intere porzioni di territorio nazionale con le basi militari, per cui la rivendicazione di sovranità da questo punto di vista è veramente ridicola. Ma più che altro, accanto a questo, c’è una Internazionale nera, una Internazionale fascista, che vede una comunità di valori e di intenti, quindi non è soltanto la sottoposizione agli Stati Uniti, è che sono d’accordo sulle cose. Cioè, la possibilità di andare a prendere gli immigrati casa per casa, con quei metodi, è la traduzione operativa di chi prometteva il blocco navale, di chi parla di sostituzione etnica, di distruzione della nostra identità, di complotti naturalmente ebraici, perché ora vanno in sinagoga per il Giorno della memoria, ma poi il regista della sostituzione etnica per loro è George Soros, il magnate ungherese ebreo. Diciamo che se i sovranisti obbediscono, è perché ci credono, in questo caso”.

Oltre all’arrivo dell’Ice due giorni fa ha fatto molto discutere anche la “limitata” la libertà di espressione di Ghali, invitato a cantare alla cerimonia olimpica, ma diffidato dal proferire parola sulla Palestina e Gaza. Non propri lo spirito olimpico…
“Nello stesso momento si dice che Ghali non può parlare di Gaza all’inaugurazione del Giochi Olimpici, perché i valori dei Giochi Olimpici sono l’etica e il rispetto. Ora, a casa mia, parlare contro l’uccisione di decine di migliaia di bambini qualcosa a che fare con l’etica e il rispetto ce l’ha. In ogni caso, se dà fastidio Ghali che parla di Gaza – con una monotona ipocrisia e con un paternalismo legato al fatto che non è perfettamente bianco Gali – e gli si può dire anche che cosa deve dire, allora come i valori olimpici vanno d’accordo con la gente che spara a persone disarmate per strada? Vorrei capire qual è esattamente il profilo di integrabilità fra la presenza dell’Ice e i Giochi Olimpici. O si fanno i Giochi Olimpici o c’è l’Ice. Le due cose insieme nella stessa frase non possono stare”.

Sebbene Tajani dica “non vi preoccupate, non è che vengono qua a stanare casa per casa gli immigrati”, Milano ribolle ed è pronta a scendere in piazza per dire No all’Ice. Sarebbe un bel messaggio da mandare a Donald Trump, forse l’inizio di una resistenza, no?
“Spero che ci sia una rivolta, a volte ci sono cose più gravi per cui ribellarsi, ma notoriamente non c’è una logica della rivolta, per cui spero che se parte da questo, ben venga una rivolta, diciamolo, pacifica perché non siamo l’Ice. Però che qualcuno dica basta, si è raggiunto un troppo pieno, anche le SA o le SS di Trump non le vogliamo, mi parebbe come un segno di buona salute mentale, ancora prima che democratica”.