La presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Floridia: “Viviamo in un clima di censura e di intimidazione”

“Un intreccio tra politica autoritaria, capitali e propaganda strutturata, è capace di modellare ciò che vediamo, leggiamo e crediamo”: parla Floridia.

La presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Floridia: “Viviamo in un clima di censura e di intimidazione”

“Viviamo in un clima di censura e di intimidazione”, dove “un intreccio tra politica autoritaria, capitali multimiliardari e propaganda strutturata, è capace di modellare ciò che vediamo, leggiamo e crediamo”. È l’allarme lanciato dalla presidente della commissione di vigilanza Rai, Barbara Floridia (M5s), alla quale abbiamo chiesto di farci una panoramica dell’informazione italiana.

Presidente Floridia, secondo l’ultimo report “Case”, l’Italia risulta essere il Paese europeo con il maggior numero di querele temerarie intentate contro i giornalisti. È un dato che la sorprende?
“Purtroppo no. Non abbiamo una legge che tuteli chi fa informazione e viviamo in un clima di censura e di intimidazione, in cui le querele sono ormai un’arma quotidiana. La situazione è grave soprattutto per la stampa locale, che non ha le spalle coperte come può accadere per i media più grandi”.

Eppure, da anni ormai si parla di un intervento della politica per bloccare questa indebita ingerenza della politica sull’informazione… Inoltre, ce lo chiede anche l’Europa, con la direttiva anti Slapp. Perché siamo ancora al punto di partenza? Come mai non abbiamo ancora recepito la direttiva?
“Andrebbe chiesto alla maggioranza. Noi abbiamo la nostra proposta che giace da anni in commissione Giustizia. È evidente che per la maggioranza questa non è una priorità, anzi, forse è più comodo lasciarla nel dimenticatoio…”.

Secondo la classifica globale di Reporters Sans Frontières, nel 2025 il nostro Paese è sceso al 49° posto, perdendo tre posizioni, rispetto al 2024 e collocandosi come il caso più grave in Europa occidentale. È stupita?
“Non solo non sono sorpresa, ma non sono ottimista per il futuro. Quando uno dei più importanti giornalisti italiani (il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, ndr) subisce un attentato che mette a rischio la sua vita e quella della sua famiglia e gli attacchi nei suoi confronti da parte di certa politica non solo proseguono, ma si fanno se possibile ancora più virulenti, significa che la situazione non può che precipitare”.

Le limitazioni della stampa, per esempio il divieto di pubblicazione degli atti deciso dal governo, vanno di pari passo con i legami imposti alla magistratura. Possiamo parlare di una strategia ampia della maggioranza per limitare le libertà costituzionali?
Inserisco in questo contesto l’attacco alla scuola pubblica. Nelle ultime due manovre hanno ridotto gli organici e programmato tagli per quasi 900 milioni nei prossimi anni. Quando si attaccano la scuola pubblica, la magistratura indipendente e la stampa libera, non sono solo istituzioni a essere minacciate: è la democrazia stessa, la libertà di pensiero e il futuro di tutti noi a essere sotto assedio”.

Lei presiede un organo di garanzia che è bloccato da oltre un anno, era mai successo nella storia repubblicana? Perché e come se ne esce?
“No, non era mai accaduto. È una ferita clamorosa al Parlamento e alla democrazia. I presidenti di Camera e Senato dicono che faranno moral suasion sulla maggioranza, ma il tempo è scaduto. Serve uno stop immediato al ricatto politico in atto. Intanto si vada avanti con le attività ordinarie della commissione e parallelamente si cerchi un accordo sul voto per il presidente della Rai. Ma continuare così con il referendum alle porte e le elezioni politiche in prospettiva è impensabile”.

Lei per oggi ha organizzato un convegno dal titolo “Le sfide dell’informazione”, cosa spera che ne venga fuori?
“Mai come oggi parlare di informazione significa parlare di democrazia, delle nostre libertà e dei nostri diritti: siamo in presenza di un intreccio di potere che minaccia la nostra democrazia più di quanto possiamo immaginare. Un intreccio tra politica autoritaria, capitali multimiliardari e propaganda strutturata, capace di modellare ciò che vediamo, leggiamo e crediamo. Con algoritmi, media aggregati e reti di influenza, si costruisce consenso artificiale, si manipolano percezioni e si condiziona le scelte collettive. Dobbiamo occuparcene adesso prima che sia troppo tardi”.