Malgrado le trattative diplomatiche che stanno permettendo sporadici incontri tra la delegazione ucraina e quella russa, la guerra non rallenta. E Bruxelles, rimasta l’unica sostenitrice di Volodymyr Zelensky dopo che Donald Trump si è smarcato, nemmeno. Anzi, con parole misurate ma dal peso politico evidente, Ursula von der Leyen ha annunciato che l’Unione europea è pronta a varare il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia.
Una misura che pur largamente attesa, dimostra che l’Ue non crede alla buona fede del Cremlino e, anzi, appare convinta che sia soltanto tattica per prendere tempo e massimizzare i risultati della propria offensiva.
Pressione su Mosca, mentre si parla di pace
“Molto presto presenteremo il 20° pacchetto di sanzioni”. La presidente della Commissione europea lo dice dopo un colloquio telefonico con Zelensky, alla vigilia di nuovi colloqui di pace. Parole che sembrano lanciare un messaggio doppio.
Da un lato il dialogo, dall’altro la pressione. Perché — come ricorda von der Leyen — ci si avvicina al quarto anno del conflitto e la Russia “continua a intensificare i crimini di guerra”, colpendo infrastrutture civili e abitazioni. Parole dure, ripetute e per nulla casuali.
Sostegno che non si spegne
Ma la strategia europea non è solo sanzioni. È anche assistenza concreta. Bruxelles sta inviando centinaia di generatori per garantire elettricità e riscaldamento, mentre sul tavolo c’è una proposta di prestito da 90 miliardi di euro per i prossimi due anni.
Il punto è questo: l’Ue vuole dimostrare che il sostegno a Kiev non è emotivo, ma strutturale. E che passa anche da un “Quadro di Prosperità” condiviso con l’Ucraina e con i partner statunitensi. Un’architettura economica, prima ancora che diplomatica.
Il senso del ventesimo pacchetto
Ma perché un altro pacchetto di sanzioni e che cosa significa concretamente? Von der Leyen lo dice senza giri di parole: serve ad aumentare la pressione sulla Russia affinché si sieda al tavolo dei negoziati con una reale intenzione di pace.
Ma — ed è qui la nota più delicata — l’efficacia delle sanzioni resta terreno di dibattito. Hanno colpito Mosca, sì. Ma non l’hanno fermata. Eppure Bruxelles, paradossalmente la più colpita proprio dalle sanzioni contro il Cremlino, insiste anche perché, ormai ai margini della politica internazionale, se dovesse arretrare finirebbe per dare un ulteriore segnale di debolezza che l’Ue non può più permettersi.