Non c’è solo il 10% di famiglie che in Italia vive in povertà assoluta. Ad affiancarsi a questo dato ce n’è un altro, allarmante, che si evince sempre dalle rilevazioni dell’Istat. È quella che l’Alleanza contro la povertà definisce “fragilità strutturale”: parliamo di quasi il 20% delle famiglie che vive stabilmente attorno alla soglia di povertà. Di questa fetta di italiani fa parte un circa 6% di chi è considerato “appena povero” e un 8,2% che è invece “appena sopra” la soglia.
Non bastasse, c’è anche una percentuale superiore al 10% di occupati in Italia che è a rischio povertà, ovvero 2,3-2,4 milioni di persone che lavorano ma fanno fatica ad arrivare a fine mesi, con un valore superiore rispetto a quello medio europeo. La conclusione è che persino lavorare non è più una garanzia di inclusione sociale, anche a causa di una netta flessione dei salari reali, scesi del 7,5% tra il 2021 e il 2025.
Il dato peggiore tra i principali Paesi Ocse. Ancora, allarmante è anche la condizione delle famiglie con figli: nel 2024, oltre 1,29 milioni di minori hanno vissuto in povertà assoluta, il livello più alto dal 2014. Così la nascita di un figlio rappresenta un fattore di rischio di impoverimento maggiore rispetto a quanto avviene in Ue. L’ultimo rapporto dell’Alleanza contro la povertà evidenzia come la povertà non sia più un fenomeno marginale né emergenziale, ma è diventato un elemento strutturale nel nostro Paese.
Povertà, un allarme senza risposte
Il rapporto non ha dubbi, la causa è da trovare anche nelle politiche di contrasto alla povertà che non stanno funzionando bene. E d’altronde questo dato viene confermato anche dalle statistiche rilasciate ieri dell’Inps sull’Assegno di inclusione: con la fine del Reddito di cittadinanza, il numero di beneficiari si è dimezzato, raggiungendo solamente 613mila famiglie in media al mese. I beneficiari sono quindi dimezzati rispetto al Reddito di cittadinanza, quando la cifra era di 1,2 milioni di famiglie.
Tornando ai dati sottolineati dall’Alleanza, nel 2024 in Italia la povertà assoluta ha riguardato il 10,9% delle famiglie. Inoltre, la percentuale di chi è sulla soglia di povertà non migliora, restando stabile da circa 15 anni. Il rapporto completo verrà presentato domani a Roma e descrive un processo di normalizzazione: una parte delle persone a basso reddito lavora, partecipa alla vita sociale e mantiene reti relazionali, ma su basi fragili e instabili, con una riduzione della riconoscibilità pubblica delle nuove povertà. Cresce, infine, la quota di lavoratori poveri che chiede aiuto, mentre il tasso scende tra chi è completamente escluso dal mercato del lavoro.