L’Ue valuta di accelerare l’iter per l’adesione dell’Ucraina: secondo Politico sul tavolo c’è un’ingresso “a metà” già dal 2026

Bruxelles studia un piano in cinque punti per avvicinare Kiev all’Ue già dal 2026. Un cambio di rotta che divide le capitali.

L’Ue valuta di accelerare l’iter per l’adesione dell’Ucraina: secondo Politico sul tavolo c’è un’ingresso “a metà” già dal 2026

Davanti alla guerra in Ucraina che mette a rischio la sopravvivenza dell’ex repubblica sovietica, Bruxelles valuta di accelerare l’iter che porterà Kiev all’interno dell’Unione europea. Proprio per questo a Bruxelles circola un’ipotesi che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata fantapolitica: concedere all’Ucraina una forma di adesione parziale all’Unione europea già dal prossimo anno.

A raccontare questa ipotesi, del tutto inedita per l’Ue, è Politico con un lungo articolo in cui vengono citati funzionari e diplomatici europei che starebbero lavorando al dossier.

Il nuovo iter accelerato pensato per portare l’Ucraina all’interno dell’Ue

Il nome ufficioso scelto per questo nuovo iter fa già discutere: “Allargamento inverso”. Sostanzialmente questo meccanismo permetterebbe a Kiev di entrare nell’Unione prima di completare tutte le riforme richieste che, al contrario rispetto a quanto accaduto fin qui con Bruxelles che da sempre chiede ai candidati di arrivare alla porta con i compiti già svolti, potranno essere portate a termine successivamente.

Sempre secondo Politico, la decisione maturata a Bruxelles è quella di tenere Kiev agganciata all’Europa, piuttosto che attendere le riforme e rischiare che l’Ucraina rimanga sospesa in un limbo che rischia di logorare fiducia e consenso.

Zelensky spinge, il tempo stringe

Una decisione che ha fatto esultare Volodymyr Zelensky convinto che se l’iter non verrà accelerato, allora la Russia “proverà a fermare il percorso europeo dell’Ucraina” per cercare di far rientrare Kiev nell’orbita di Mosca. Proprio per questo il leader ucraino chiede una data chiara e certa per la conclusione dell’iter di adesione all’Ue, proponendo addirittura di inserirla in un eventuale accordo di pace.

Il piano in cinque mosse per l’Ucraina

Ma Politico non si ferma alle sole indiscrezioni e nel suo articolo riporta il progetto che appare articolato in cinque punti. Il primo passo prevede di accelerare la preparazione tecnica di Kiev, con indicazioni informali sui “cluster” negoziali e sulle riforme che, presto o tardi, dovranno essere effettuate. Il secondo step porta a una sorta di adesione “light” che la Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen ha riassunto con un laconico: prima si entra, poi si acquisiscono gradualmente diritti e obblighi.

Il terzo nodo riguarda l’Ungheria di Viktor Orbán che resta il principale freno e per questo si sta ragionando su come superare l’eventuale veto di Budapest. Qui diverse capitali europee guardano alle elezioni in Ungheria di aprile, sperando in un cambiamento di linea in caso di sconfitta di Orban, ma di pari passo si continuano a esplorare vie alternative per sbloccare la situazione.

La quarta fase, sostanzialmente un piano B per convincere l’Ungheria, ipotizza un ruolo degli Stati Uniti con Donald Trump che viene visto come l’uomo in grado di piegare e convincere Orban ad accettare l’adesione di Kiev. Il quinto step è l’arma definitiva che potrebbe venire usata in caso tutti i tentativi per disinnescare il veto di Budapest dovessero fallire. Sostanzialmente si paventa il ricorso all’articolo 7 del trattato Ue che consentirebbe di sospendere i diritti di voto dell’Ungheria in caso di violazione dei valori fondamentali del blocco.

Una scelta che divide l’Ue

Un piano complesso e articolato che, però, presenta non poche insidie. Com’è facilmente intuibile l’idea richiama l’Europa “a più velocità” tanto cara al presidente francese Emmanuel Macron, ma che rischia di creare una frattura interna all’Ue. Ma non è tutto. Il nodo più preoccupante è quello legato al cambiare le regole in corsa che apre precedenti e, forse, addirittura contenziosi legali che potrebbero causare ulteriori frizioni all’interno del progetto europeo.