Corruzione, altro passo indietro dell’Italia: cresce la percezione nel Paese che resta al 52esimo posto su 182 Paesi

Passo indietro dell’Italia nell’indice della corruzione di Transparency International. Il punteggio cala da 54 (nel 2024), a 53 (nel 2025)

Corruzione, altro passo indietro dell’Italia: cresce la percezione nel Paese che resta al 52esimo posto su 182 Paesi

Ennesimo passo indietro dell’Italia nell’indice di corruzione (Cpi) nel settore pubblico. Il punteggio continua a calare: da 54, nel 2024, passa a 53 nell’edizione 2025 pubblicata da Transparency International. Viene confermata, dunque, la 52esima posizione nella classifica globale che conta 182 Paesi/territori in tutto il mondo e la 19esima nell’Unione europea dove il punteggio medio è di 62 su 100. Tra i Paesi Ocse è 31esima su 38.

Corruzione percepita: nuovo passo indietro dell’Italia che resta 52esima su 182 Paesi

Il sistema di prevenzione della corruzione italiano, secondo l’associazione, risente delle ripercussioni dell’indebolimento delle misure anticorruzione, tra cui la depenalizzazione dell’abuso di ufficio. Lo scorso anno l’Italia, insieme alla Germania, ha contrastato l’inserimento dell’abuso d’ufficio tra i reati perseguiti in tutta l’Unione europea attraverso la Direttiva anticorruzione, proposta dalla Commissione europea nel 2023 e approvata in via provvisoria a dicembre 2025.

Le cause del lento declino

Tra le carenze del sistema nazionale di prevenzione della corruzione vi è anche la mancanza di una legge organica sul lobbying. La proposta di legge sul tema, incompleta, è stata approvata alla Camera a gennaio e passerà all’esame del Senato. Non meno importanti: la mancanza di una regolamentazione complessiva sul conflitto di interessi, nonché la sospensione del Registro dei titolari effettivi, che impattano sul quadro dell’integrità pubblica e delle misure antiriciclaggio.

La prima inversione di tendenza c’è stata nel 2024

Nel 2024 il punteggio nazionale aveva subito la prima inversione di tendenza dal 2012. Ossia dall’anno in cui il Paese ha scelto di puntare sulla prevenzione della corruzione, con leggi e strumenti per anticipare i rischi e rafforzare la trasparenza. A livello globale poi, al primo posto della classifica, con un punteggio di 89 – in una scala che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello) – c’è anche quest’anno la Danimarca, mentre all’ultima posizione si riconferma il Sud Sudan.

La corruzione peggiora anche nelle democrazie consolidate

In base a quanto emerge dal report, la corruzione sta peggiorando a livello mondiale con un aumento dei fenomeni corruttivi anche nelle democrazie consolidate. I dati globali del Cpi 2025 mostrano che le democrazie, “solitamente più forti nella lotta alla corruzione rispetto alle autocrazie o alle democrazie imperfette, stanno registrando un preoccupante calo delle prestazioni”. Una tendenza che riguarda paesi come gli Stati Uniti (64), il Canada (75) e la Nuova Zelanda (81), nonché varie parti d’Europa, come il Regno Unito (70), la Francia (66) e la Svezia (80).

In aumento poi “le restrizioni da parte di molti Stati alla libertà di espressione, di associazione e di riunione. Dal 2012, 36 dei 50 paesi con un calo significativo dei punteggi Cpi hanno anche registrato una riduzione dello spazio civico”.

Il commento di Busia: tendenza da non sottovalutare

“Dopo il crollo di dieci posizioni dell’anno scorso” dell’Italia nell’indice di percezione della corruzione “c’è stato un altro passo indietro, è un lento veloce declino, ma la situazione non è felice”. Così il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, Giuseppe Busia. “Una tendenza che c’è è quella di prendersela col termometro” ma “questo è un indice che unisce tutto il mondo, che consente di misurare a livello globale, è un termometro che va preso molto sul serio e non mai sottovalutato”, ha sottolineato Busia.

Il presidente dell’Anac è poi tornato sull’abrogazione dell’abuso d’ufficio che “è tutt’altro che banale” e ha lasciato “un vuoto”. Dobbiamo continuare “ed è quello lo sforzo che stiamo facendo – ha poi aggiunto – a coniugare anticorruzione ed efficienza”.

Per Busia, inoltre, “abbiamo bisogno per la prevenzione della corruzione di rivedere in modo organico, in modo ponderato, gli istituti, non in modo da colpevolizzare, accentuare, creare lacci che nessuno vuole, ma creare garanzie per l’integrità, creare in modo equilibrato e armonico delle garanzie che possano far sì che quella imparzialità che sta scritta nella Costituzione sia davvero garantita nel nostro ordinamento”.