“C’è molto su cui indagare”, inoltre si tratta di indagini “estremamente complesse per i temi trattati e per la quantità di situazioni rilevanti da analizzare” e per il “rilevante numero degli indagati e degli interessi offesi”. Con queste motivazioni ieri la Procura di Milano ha chiesto e ottenuto dal Gip Mattia Fiorentini la proroga di “un anno” del primo filone dell’inchiesta per corruzione e falso sull’Urbanistica.
Si tratta dell’inchiesta partita il 5 marzo 2025 con l’arresto ai domiciliari dell’ex direttore dello Sportello unico edilizia e vice presidente della commissione paesaggio, Giovanni Oggioni, che domani renderà esame per la prima volta nel processo per abusi edilizi alla ‘Torre Milano‘ di via Stresa.
Per la pm Marina Petruzzella il “numero degli indagati” è continuato a salire nel corso del tempo arrivando, nello stesso fascicolo, a coinvolgere persone, società e enti come l’associazione delle impresi edili Assimpredil-Ance, Abitare In spa, oltre 20 membri delle ultime due commissioni per il paesaggio, come Alessandro Scandurra e l’ex presidente Giuseppe Marinoni, gli imprenditori Carlo e Stefano Rusconi e, nel filone bis di luglio 2025 (i cui termini però non sono in scadenza), il ceo di Coima, Manfredi Catella, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, l’ex assessore alla Rigenerazione urbana, Giancarlo Tancredi.
L’organizzazione parallela dell’urbanistica
Nella richiesta proroga, a cui le difese degli indagati possono opporsi depositando memorie, la Procura segnala come il termine su quella che è stata definita come “un’organizzazione parallela” al Comune di Milano e in cui Oggioni sarebbe il “regista” e la “cerniera tra pubblico e privato, apertamente a favore di quest’ultimo” di un “sistema di illegalità” basato sui “conflitti di interesse” per aggirare norme edilizie ed urbanistiche nazionali, scadrebbe il 14 febbraio 2026.
Sarebbe già scaduto, il 4 novembre 2025, quello sulla commissione paesaggio, quasi interamente perquisita un anno prima (7 novembre 2024) nel giorno del sequestro anche del cantiere ‘Scalo House’ ma solo con le ipotesi di reato di falso per non aver segnalato i conflitti d’interesse con i costruttori durante il proprio mandato pubblico, e dai cui cellulari sono partiti gli approfondimenti successivi. Indagini che “non potranno concludersi” in questi termini, scrive la Procura, perché “estremamente complesse”.