Se in Economia, Lavoro, Sanità, politica estera, il governo Meloni non può certo vantare risultati brillanti (un eufemismo), altrettanto non si può dire nella lotta alla corruzione e, in generale in tema di Giustizia. In questo campo, infatti, può celebrare l’indiscutibile primato di aver picconato buona parte delle norme che per anni l’hanno combattuta. Dall’addio all’abuso d’ufficio, alle limitazioni alle intercettazioni, fino al nuovo Codice degli appalti, l’azione del ministro Carlo Nordio è stata costante, dirompente e vincente, sfortunatamente…
Inutili le critiche di magistrati, politica, Anac e cittadini
Per capire le cause per le quali l’Italia ha perso un punto nel ranking della corruzione, basta dare una rapida occhiata alle iniziative proposte sia dal Guardasigilli, sia dalla maggioranza parlamentare. Scelte che hanno suscitato le inutili proteste di molti: magistrati, politica, Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), associazioni e semplici cittadini, tutti concordi nel dire che quelle norme erano potenzialmente in grado di indebolire gran parte degli strumenti di contrasto alla corruzione e facilitare il rischio di illeciti nella pubblica amministrazione. Com’è infatti avvenuto.
L’addio all’abuso d’ufficio, traffico di influenze e intercettazioni
La prima picconata è stata l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio (“Riforma Nordio”), cancellato con la scusa di eliminare la “paura della firma” da parte degli amministratori e osteggiato con il “basso numero di condanne ottenute”. In realtà l’abuso d’ufficio è unanimemente considerato un “reato sentinella” di condotte corruttive ben più gravi, a partire dall’infiltrazione mafiosa nelle pubbliche amministrazioni.
Eliminato il reato spia, l’esecutivo si è concentrato sulla sterilizzazione degli strumenti necessari per individuare le condotte illegali dei colletti bianchi: le intercettazioni. E così il governo nel 2023 ha limitato l’utilizzo dei risultati delle intercettazioni, in particolare quelle ottenute in procedimenti diversi da quello principale.
Non contento, ha posto poi rigide restrizioni alla stampa alla loro pubblicazione. Così non c’è il reato, non ci sono le intercettazioni e non c’è più neanche la pubblicità delle condotte ritenute illegali (al quale si devono poi aggiungere le norme su diritto all’oblio…).
Nordio, non appagato, ha pensato fosse una cosa giusta “sterilizzare” anche il traffico di influenze illecite, rimodulandone la fattispecie, col risultato di rendere più difficile la sua configurazione da parte dei magistrati.
Il nuovo Codice degli appalti by Salvini
Ma ancora non è finita, perché questa maggioranza – e qui il ministro Matteo Salvini merita un applauso per lo sforzo – ha riscritto anche il Codice degli appalti (2023), introducendo un’ampia liberalizzazione delle procedure, aumentando le soglie per gli affidamenti diretti (cioè senza gara) e riducendo le pubblicazioni obbligatorie. Risultato, secondo l’Anac, sono esplosi i rischi di favoritismi e clientele ed è crollata la trasparenza.
Ciliegina sulla torta è stata l’esclusione di alcuni delitti contro la pubblica amministrazione dal novero dei reati “ostativi” alla concessione di benefici penitenziari.
La corruzione si combatte snellendo le procedure, dicono
A ogni nuova picconata, il governo Meloni ha risposto innalzando la bandiera del garantismo. In particolare Nordio, ha respinto sdegnosamente le critiche, sostenendo che le sue riforme fossero necessarie per “sburocratizzare il Paese, velocizzare l’azione amministrativa e tutelare gli amministratori onesti da indagini spesso inconcludenti. Perché per il centrodestra, la corruzione si combatte con la semplificazione e non attraverso una giustizia penale invasiva.
Ma il procuratore nazionale antimafia Melillo, non è d’accordo
Una posizione che non trova concordi molti, a partire dal procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Giovanni Melillo, che ieri ha spiegato: “In generale le organizzazioni mafiose hanno sempre avuto una predilezione per la corruzione” perché “le mafie certo sono organizzazioni violente ma sono anche altro. In generale sono organizzazioni che producono beni e servizi illegali, ma anche beni e servizi legali e da questo punto di vista la corruzione è uno strumento molto più efficace della violenza”.
Questo, ha proseguito Melillo, “contribuisce a spiegare come in diretta corrispondenza della cessazione dei conflitti interni o tra organizzazioni mafiose, si sia ceduto il passo alla organizzazione imprenditoriale degli interessi mafiosi”.
“Oggi – ha sottolineato – le mafie sono autentiche costellazioni di imprese e tra gli asset fondamentale c’è quello di tessere relazioni corruttive. Questo spiega perché la sorte delle politiche di prevenzione della corruzioneè anche di contrasto alla criminalità mafiosa, le due cose sono indissolubilmente legate”.
E potrebbe non essere ancora finita
Ma ancora non è finita: se vincerà il Sì al referendum sulla giustizia, Nordio ha già annunciato un’ulteriore stretta, il divieto dell’uso dei trojan per i reati di corruzione, perché come lui stesso ha dichiarato: “è una vergogna usare uno strumento tanto invasivo per indagare anche su modestissime mazzette”…