Tragedia in Canada dove nella remota cittadina di Tumbler Ridge, nella Columbia Britannica, c’è stata una terrificante sparatoria in cui hanno perso la vita almeno dieci persone, tra cui il sospetto aggressore.
Stando a quanto trapela sette persone sono state uccise all’interno di una scuola, mentre altre due sono state trovate senza vita in un’abitazione poco distante dall’istituto scolatisco. E poi lui, il presunto aggressore, morto all’interno dell’edificio scolastico con quelle che gli investigatori hanno definite “ferite autoinflitte”.
Come affermato dalla polizia, il killer sarebbe stato già identificato ma al momento non vengono forniti dettagli su chi fosse e su l’eventuale movente di un gesto tanto brutale e violento. Nessun dettaglio nemmeno sull’arma utilizzata, con un silenzio sospetto che non fa che alimentare le domande di chi in queste ore si chiede cosa sia successo.
Una ferita che riapre vecchi fantasmi
I media canadesi lo scrivono senza giri di parole: questa è la sparatoria più sanguinosa in una scuola dal massacro dell’École Polytechnique di Montréal, 6 dicembre 1989 quando furono uccise quattordici persone. Decenni dopo, la storia si ripresenta, cambiando scenario ma non l’orrore.
Ma il Canada non è abituato a questo tipo di cronaca, con le sparatorie di massa che, al contrario di quanto accade negli Stati Uniti, sono estremamente rare. E proprio per questo colpiscono più forte l’immaginario collettivo.
Le parole del premier e il dolore di un Paese
Mark Carney, primo ministro del Canada, si dice “devastato”. Una parola che, in questi casi, non suona retorica ma che esprime un sentimento condiviso in tutto il Paese. Con un messaggio toccante, il primo ministro parla di “vite cambiate per sempre”, e ha reso omaggio “ai soccorritori – uomini e donne che hanno corso verso il pericolo” mentre altri fuggivano.