Un altro anno nero per la produzione industriale: è il terzo consecutivo in calo

La produzione industriale chiude in rosso per il terzo anno consecutivo, ovvero tutti quelli del governo Meloni. Cinque punti in meno del 2021.

Un altro anno nero per la produzione industriale: è il terzo consecutivo in calo

Tre su tre. Tre anni pieni di governo Meloni (2023-2025), tre anni di calo della produzione industriale. La cura delle destre per l’industria italiana fa sentire i suoi effetti, che si confermano tutt’altro che positivi anche per l’anno appena concluso. E non basta neanche l’accelerazione su base tendenziale registrata a dicembre, perché la produzione chiude in rosso per il terzo anno consecutivo.

E se la flessione è solamente dello 0,2% rispetto al 2024 non è tanto per il +3,2% di dicembre (peraltro con un calo di quattro decimali rispetto al mese precedente), quanto per il disastro completo dell’anno prima, che ha fatto registrare un calo mensile dopo l’altro.

Produzione industriale, continua il tracollo: terzo anno consecutivo di calo

L’Istat certifica quindi la flessione dello 0,2% per il 2025. Terzo anno consecutivo di calo, dopo i persino più drammatici -2% del 2023 e addirittura -4% del 2024. Continua a scendere, scavando sottoterra, sembrava difficile. Eppure si è riusciti anche quest’anno a far peggio, complici anche le crisi di alcuni settori, a partire dall’automotive.

L’unico incremento settoriale lo registra l’energia mentre per quanto riguarda la manifattura soffrono soprattutto il tessile e la fabbricazione dei mezzi di trasporto. In controtendenza, invece, c’è la farmaceutica mentre sono positivi i risultati anche per alimentare ed elettronica.

L’ultimo dato fornito dall’Istat è quello di dicembre: rispetto allo stesso mese dell’anno precedente la crescita è del 3,2%. Dato relativo, considerando il difficile 2024, ma che conforta se si va a guardare cosa succede in qualche singolo settore. Per esempio la produzione dell’industria automotive sembra invertire la tendenza negativa con un calzo del 13,5%. Non basta, però, a riprendersi dopo un anno disastroso, che si chiude con una flessione vicina al 20% rispetto all’anno precedente.

Cinque punti peggio del 2021

L’anno tanto atteso del rilancio di Stellantis in Italia, evidentemente, non è andato come previsto. La Cgil sottolinea che l’industria italiana nel 2025 è oltre i cinque punti al di sotto dei livelli del 2021, nonostante il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, continui a “evocare un presunto rinascimento”, commenta il segretario confederale Gino Giove.

Urso, al question time, punta sul classico scaricabarile, sostenendo che la crisi di Stellantis è dovuta al Green deal e agli investimenti sull’elettrico. Il Codacons parla di “cattivo stato di salute dell’industria italiana” e chiede al governo di sostenere i consumi delle famiglie per rilanciare anche le imprese.

Punto su cui insiste anche Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, parlando di “un baratro dal quale non si può uscire grazie ai consumi delle famiglie, essendo ridotti all’osso. Non per niente i beni di consumo calano dello 0,5%, due volte e mezza la produzione totale, -0,8% per i beni durevoli, 4 volte l’indice complessivo”. E per completare il quadro, la Cgil sottolinea come al Mimit siano aperti tavoli che riguardano 103 aziende e un totale di 131mila lavoratori, a cui aggiungere le vertenze regionali.