Referendum, c’è il sorpasso del No. E Gratteri infiamma il confronto

Referendum, Nordio minimizza i sondaggi negativi. E Gratteri accende la miccia: "Voteranno si indagati, imputati e massoneria deviata"

Referendum, c’è il sorpasso del No. E Gratteri infiamma il confronto

Il fronte del no al Referendum sulla riforma della Giustizia spinge sulla “rimonta” e guarda con ottimismo ai sondaggi. L’ultimo in ordine di tempo indica addirittura, in caso di bassa affluenza, il sorpasso del No. La rilevazione di YouTrend per Sky Tg24 prende in considerazione due scenari. Il primo è quello di un’affluenza ferma al 46,5% circa: in questo caso il No sarebbe in vantaggio con il 51,1% dei voti contro il 48,9% di Sì. Diverso lo scenario in caso di affluenza più alta, vicina al 59%: il Sì sarebbe avanti con il 52,6% dei voti contro il 47,4% del No.

Referendum sulla Giustizia, nei comitati del Sì salgono le preoccupazioni e il nervosismo

Fatto sta che nei comitati del sì, e tra i capannelli dei parlamentari di maggioranza, serpeggiano le prime preoccupazioni su una partita finora data per vinta. Nonostante il ministro della Giustizia minimizzi i timori. “I sondaggi vengono fatti con vari criteri, si tiene conto di chi vuole e di chi non vuole andare a votare – ha detto Carlo Nordio – Le percentuali vengono calcolate sugli uni e sugli altri. Noi siamo fiduciosi, in ogni caso ci inchineremo alla volontà popolare che è sovrana”.

Ad ogni modo sul voto del 22 e 23 marzo si alza la temperatura. E la tensione era palpabile anche mercoledì in Aula, dove il centrodestra è tornato a respingere gli emendamenti del centrosinistra per aprire la consultazione al voto dei fuorisede al decreto elezioni approvato al Senato.

Le parole di Gratteri infiammano la politica

Intanto fanno discutere le parole di Nicola Gratteri. Al referendum sulla Giustizia “per il ‘no’ voteranno le persone perbene, quelle che credono che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno per il ‘si’ gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”, ha dichiarato il procuratore della Repubblica di Napoli nel corso di un’intervista in video rilasciata al Corriere della Calabria.“Le parole del procuratore Nicola Gratteri sono un attacco alla libertà e alla democrazia che offendono milioni di italiani”, ha commentato il leader di Fi e ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

“Sono sconcertato da quello che ho sentito, ma ancora di più da quello che è stato detto dopo. Mi domando se l’esame psico-attitudinale che noi abbiamo proposto per l’inizio della carriera dei magistrati non sia necessario anche per la fine della carriera”, attacca Nordio.

E Nordio continua ad attaccare i magistrati

Quel Nordio che non perde occasione, dal question time al Senato ai convegni cui prende parte, per attaccare la magistratura e per portare avanti la campagna referendaria per il sì. “Se i giudici iniziano a criticare le leggi ed invadere il campo della politica, è inevitabile che avvenga il contrario cioè che la politica inizi a criticare le sentenze, cosa purtroppo avvenuta in passato”, afferma il Guardasigilli.

Proprio con la riforma della Giustizia proposta dal governo, “deve essere il giudice colui che dirà l’ultima parola sulla Busetto. Il giudice quindi sarà ancora più indipendente perché sarà separato dalla famiglia dei pubblici ministeri perché purtroppo oggi, più che essere il pm che assume o dovrebbe assumere la cultura della giurisdizione del giudice, è il giudice che assume la cultura della giurisdizione inquisitoria del pm. Quindi se anche vi sono stati degli errori, sicuramente con la riforma questi errori saranno corretti perché i giudici saranno molto più indipendenti e con una cultura della terzietà e dell’imparzialità che magari non avevano”, ha dichiarato poi il ministro al question time al Senato, rispondendo in merito al caso Busetto, l’operatrice sociosanitaria condannata a 25 anni per l’omicidio della vicina di casa a Mestre nel 2012, che rivendica la propria innocenza.

Le prime indagini furono condotte all’epoca dei fatti dallo stesso Nordio quando rivestiva il ruolo di procuratore aggiunto a Venezia, dove si è svolto il processo che ha portato alla condanna a 25 anni di reclusione.

L’allarme dell’Anm: si tagliano le spese ai Tribunali ma si aumentano quelle per i collaboratori del ministero

Intanto l’Anm lancia l’allarme sul taglio dei costi ai Tribunali mentre aumentano le spese al ministero della Giustizia. “Ancora una volta risorse necessarie per il funzionamento del servizio giustizia vengono ridotte o destinate ad altro”, dice la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati davanti al rapporto dell’ufficio studi di Camera e Senato sugli effetti della manovra sui diversi ministeri. I dati sul ministero della Giustizia – si legge in una nota dell’Anm – evidenziano una serie di definanziamenti su comparti essenziali, per un totale di 127,8 milioni con il decremento maggiore nel programma giustizia civile e penale per 93,8 milioni.

“A fronte di tutto questo – conclude la nota – risulta un aumento di 1,7 milioni di euro per posti da assegnare a collaboratori diretti del ministero”.