Più parlano, più confessano, più gli elettori capiscono. E la rimonta del No procede inesorabile. Fino al soprasso, stando agli ultimi sondaggi: con un’affluenza al 46,5% la riforma Nordio che demolisce il Csm sarebbe bocciata con il 51,1% dei voti contrari (YouTrend per Sky Tg24).
Sono bastate un paio di uscite del guardasigilli, estensore della (pessima) novella costituzionale, tipo lo spiegone a Schlein (“Mi stupisce che una persona intelligente” come lei “non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo”), e del vice premier Tajani (“Non basta la separazione delle carriere, non basta la riforma del Csm. Serve completare. Penso alla responsabilità civile, penso anche ad aprire un dibattito se è giusto o meno continuare a conservare la polizia giudiziaria sotto l’autorità dei magistrati. Discutiamone, parliamone”) a lanciare la rimonta del No. Ammettendo il vero obiettivo (nascosto) della riforma: subordinare il pm al potere esecutivo.
Intanto il Nordio si dice “sconcertato” e propone i test psicoattitudinali per i magistrati come Gratteri, reo di aver detto un’ovvietà. E cioè che “gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere” voteranno Sì. Il ministro non ha invece patito lo stesso sconcerto di fronte alla penosa campagna social pro-riforma (l’immagine del bacio tra un’attivista dei centri sociali e un magistrato, sotto la scritta “Una relazione tossica”) per associare i violenti (tipo quelli di Torino) ai milioni di italiani che voteranno No al referendum. Siamo messi così. A destra vorrebbero cantarsela e suonarsela da soli. Visti i risultati, facciano pure.