Il piano europeo sui rimpatri prende forma mentre a Bruxelles si prepara il voto in commissione Libertร civili previsto per lโinizio di marzo. La proposta di regolamento presentata dalla Commissione europea lo scorso marzo punta ad aumentare le espulsioni delle persone prive di titolo di soggiorno, con la possibilitร di trasferirle in centri offshore situati in Paesi extra Ue.
Oggi, secondo i dati richiamati dalla Commissione, una persona su cinque destinataria di un ordine di rimpatrio viene effettivamente riportata nel Paese di origine. Lโobiettivo dichiarato รจ rendere le procedure โefficaci e moderneโ.
Il punto รจ un altro. Se approvato nella forma attuale, questo regolamento rischia di importare in Europa un modello di enforcement che ricorda da vicino quello dellโIce statunitense: perquisizioni domiciliari, controlli diffusi, pressione costante sulle comunitร migranti, trasformazione degli spazi quotidiani in estensioni dellโapparato di polizia.
Ordine pubblico come infrastruttura di deportazione
Settantacinque organizzazioni per i diritti umani, in una dichiarazione congiunta, parlano di normalizzazione di raid nelle abitazioni, controlli nei luoghi di lavoro e negli spazi pubblici, raccolta massiva di dati personali, cooperazione rafforzata tra forze di polizia dei diversi Stati membri. Nel testo si descrive un sistema punitivo alimentato dalla retorica dellโestrema destra, fondato su sospetto, denuncia, detenzione ed espulsione.
Tra le misure citate figura la possibilitร per la polizia di effettuare perquisizioni in abitazioni private e in โaltri locali rilevantiโ alla ricerca di persone irregolari, anche senza un ordine giudiziario. Michele LeVoy, della Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants, usa unโespressione precisa: โIce-like raidsโ. Il parallelo con lโagenzia americana Immigration and Customs Enforcement riguarda il metodo: presenza capillare, interventi mirati su base amministrativa, pressione sistemica sulle comunitร .
Servizi pubblici come terminali di controllo
Il regolamento potrebbe imporre ai servizi pubblici lโobbligo di segnalare le persone senza documenti. Medici del Mondo richiama lโesperienza del Minnesota, dove la stretta sullโimmigrazione ha prodotto una crisi sanitaria: donne incinte, minori e persone con patologie croniche evitano ospedali e ambulatori anche in situazioni di emergenza. Quando lโaccesso alle cure viene percepito come rischio di espulsione, la sanitร pubblica arretra e il danno diventa collettivo.
A fine gennaio sedici esperti Onu hanno inviato una lettera di diciannove pagine alle istituzioni europee elencando oltre una dozzina di criticitร rispetto agli obblighi internazionali in materia di diritti umani. Gli esperti mettono in guardia anche contro la tendenza a collegare ai migranti problemi strutturali interni, dalla crisi abitativa alla tensione sociale, come se la deportazione potesse funzionare da soluzione amministrativa.
Il piano prevede inoltre raccolta di dati su larga scala e scambio facilitato tra forze di polizia europee. Alamara Khwaja Bettum, di Statewatch, segnala che piรน sorveglianza e piรน profilazione producono discriminazione e rafforzano lโagenda delle destre radicali. Emmanuel Achiri, European Network Against Racism, indica le comunitร razzializzate come prime destinatarie di questo impianto regolatorio.
Dopo lโavanzata delle destre alle europee del 2024, la pressione politica per irrigidire le politiche migratorie si รจ intensificata. La scorsa settimana il Parlamento Ue si รจ avvicinato ai centri offshore con un voto che amplia le opzioni di deportazione, compreso lโinvio di richiedenti asilo verso Paesi mai frequentati.
Il rischio, oggi, รจ che lโUnione trasformi la gestione amministrativa dellโimmigrazione in una macchina permanente di controllo, capace di entrare nelle case, nei luoghi di lavoro, negli ospedali. LโIce europeo non avrebbe lo stesso nome. Avrebbe la forma di un regolamento tecnico. E opererebbe dentro le nostre cittร .