La presenza dell’Italia al tavolo di Washington per la prima riunione del Board of peace non era in dubbio e non poteva che suscitare polemiche. Roma sarà presente come osservatore, ma per le opposizioni quello del governo è un sostegno a un piano, quello di Donald Trump, che sa di “colonialismo”.
E se, all’inizio, l’Italia aveva dubbi sulla sua partecipazione perché ritenuta dal Colle in conflitto con la Costituzione, ora il ministro degli Esteri Antonio Tajani ribalta questa narrazione completamente: “L’assenza dell’Italia a un tavolo in cui si discute di pace nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contrario alla lettera e allo spirito dello stesso art. 11 della nostra Costituzione, laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie”.
Board of peace, Tajani difende il governo ma finisce sotto attacco
In occasione delle comunicazioni alla Camera, Tajani parla di una “soluzione equilibrata e rispettosa dei nostri vincoli costituzionali” in riferimento alla partecipazione italiana al Board of peace. Per Tajani “non esistono alternative al piano di pace di Trump”.
Ma per l’opposizione le cose stanno diversamente. Attacca Riccardo Magi, di +Europa, sostenendo che il governo “non ha politica estera, ma attende e scodinzola”. Il Pd, con Giuseppe Provenzano, definisce il Board un “modello coloniale”, mentre Carmela Auriemma (Movimento 5 Stelle) parla di “colonialismo 5.0”. Angelo Bonelli, di Avs, parla invece di un “board di dittatori, autocrati, finanzieri, miliardari”.