Il numero ufficiale raccontava una guerra già devastante. La stima scientifica appena pubblicata su The Lancet Global Health ne disegna una ancora più ampia. Secondo lo studio firmato da un team guidato dall’economista Michael Spagat, nei primi sedici mesi dell’offensiva israeliana su Gaza, tra il 7 ottobre 2023 e il 5 gennaio 2025, le persone uccise violentemente sarebbero state circa 75.200. Almeno 25mila in più rispetto alle cifre diffuse dalle autorità sanitarie locali nello stesso periodo.
Uno scarto di 25mila morti
La ricerca, ripresa dal Guardian il 19 febbraio 2026, si fonda su un’indagine campionaria condotta tra il 30 dicembre 2024 e il 5 gennaio 2025 su 2.000 nuclei familiari selezionati in modo rappresentativo dell’intera popolazione della Striscia. Ai partecipanti è stato chiesto di indicare eventuali decessi tra i membri della famiglia. Il campione è stato costruito per riflettere la distribuzione geografica e demografica della popolazione di Gaza, con un intervallo di confidenza che, secondo gli autori, conferma la solidità statistica della stima complessiva. Un metodo utilizzato in altri contesti di conflitto, con margini di errore dichiarati ma ritenuti compatibili con le dimensioni della crisi.
Il 56% sono donne, minori e anziani
Il dato più rilevante riguarda la composizione delle vittime. Secondo lo studio, 42.200 tra donne, minori e anziani sarebbero morti nel periodo analizzato, pari al 56% delle morti violente complessive. Una percentuale che contraddice le dichiarazioni di funzionari israeliani secondo cui il numero di combattenti e civili uccisi sarebbe “quasi equivalente”. Gli autori scrivono che tra il 3% e il 4% dell’intera popolazione di Gaza, stimata in circa 2,3 milioni di persone prima del conflitto, è stata uccisa in modo violento entro l’inizio del 2025. In termini comparativi si tratta di una quota che, proiettata su un Paese europeo di medie dimensioni, equivarrebbe a centinaia di migliaia di morti in poco più di un anno.
Lo studio affronta anche il tema delle morti indirette, spesso oggetto di stime divergenti. Gli autori calcolano circa 8.200 decessi riconducibili a effetti indiretti del conflitto, come malnutrizione o malattie non curate. Una cifra inferiore rispetto ad altre proiezioni pubblicate nel 2024 sulla stessa rivista, che ipotizzavano un rapporto di quattro morti indirette per ogni morte diretta. Spagat ha sottolineato al Guardian che ogni conflitto presenta dinamiche specifiche e che a Gaza, almeno nella fase iniziale, esisteva ancora una rete sanitaria con personale qualificato, elemento che avrebbe inciso sulla proporzione.
La disputa sui numeri
Il confronto con i dati ufficiali resta centrale. Fino a gennaio 2025 il ministero della Salute di Gaza aveva riportato circa 49.090 morti violente. Oggi le autorità parlano di oltre 71.660 vittime dirette, comprese più di 570 persone uccise dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025. Un alto funzionario della sicurezza israeliana, citato dal Guardian, ha parlato di circa 70mila palestinesi uccisi dall’inizio delle operazioni, escludendo i dispersi. Lo studio pubblicato ora suggerisce che già nei primi sedici mesi la sottostima fosse significativa, con uno scarto simile a quello individuato da una precedente analisi sui primi nove mesi di guerra.
Resta aperta la questione di un conteggio definitivo. Gli stessi autori parlano di ampi intervalli di confidenza e avvertono che una ricostruzione completa richiederà tempo e risorse significative. Intanto la nuova stima sposta l’ordine di grandezza del conflitto e riporta al centro una dimensione che le cifre, per quanto discusse, rendono inequivocabile: in poco più di un anno, una quota rilevante della popolazione di Gaza è stata cancellata.