Due batoste in due giorni. I dazi di Donald Trump, dopo essersi rivelati un fallimento dal punto di vista economico, ora vengono dichiarati illegali dalla Corte Suprema. I giudici hanno infatti bocciato le tariffe globali imposte dal presidente degli Stati Uniti nel 2025: sei i voti favorevoli all’annullamento, tre quelli contrari. E quindi, per la Corte Suprema, Trump non può imporre i dazi attraverso l’International Emergency Powers Act, ovvero la legge invocata dal presidente degli Stati Uniti per agire con rapidità dichiarando l’emergenza e scavalcando il Congresso, che ha invece il potere di deliberare in tema di commercio e tasse.
A bocciare i dazi sono stati non solo i tre giudici liberal, ma anche tre conservatori, su cui invece contava Trump. Immediata la sua reazione: il presidente Usa parla di “vergogna” e assicura di avere in mente un piano di riserva. E ora il rischio, per gli Stati Uniti, è di dover fronteggiare rimborsi da record per le tariffe imposte illegalmente: si parla di cifre che vanno dai 120 ai 175 miliardi di dollari, in base alle diverse stime.
Il presidente degli Stati Uniti ha poi convocato una conferenza stampa per attaccare i giudici, sostenendo di vergognarsi per loro e rilanciando una sorta di teoria del complotto. Per Trump la sentenza è stata “influenzata dagli interessi stranieri e politici”, magari quella dei “Paesi che ci truffano” e che ora “sono in estasi”. In ogni caso, il presidente assicura che “i dazi rimangono” e che ha in mente delle “alternative” per imporli. Trump, quindi, non si arrende e annuncia la firma di un ordine esecutivo per il 10% di dazi globali aggiuntivi, oltre a quelli esistenti, che hanno effetto immediato. Dazi che applica sulla base di una norma che permette di ricorrere all’imposizione di tariffe per un massimo di 150 giorni.
La Corte Suprema Usa boccia i dazi di Trump: cosa può succedere ora?
La sentenza si basa sul fatto che Trump ha imposto le tariffe scavalcando il Congresso e ricorrendo a una legge del 1977 che consente di regolamentare le importazioni in caso di emergenza nazionale. Mai nessun presidente, finora, aveva deciso di imporre dazi attraverso quella legge, pensata principalmente per casi di reali emergenze, come una guerra in corso. Trump, invece, ha utilizzato la scusa del deficit commerciale statunitense, ritenendola un’emergenza nazionale. Emergenza che, peraltro, non sarebbe neanche rientrata se andiamo a vedere il dato del deficit commerciale Usa: nel 2025, infatti, è rimasto praticamente invariato rispetto al 2024. I dazi, quindi, non hanno neanche funzionato.
Dall’Ue, per il momento, la reazione è tiepida. Un portavoce del commissario per il Commercio, Olof Gill, spiega che Bruxelles prende atto della decisione dei giudici e rimane in contatto con l’amministrazione statunitense “per ottenere chiarezza sulle misure che intende adottare in risposta a questa sentenza”. La posizione della Commissione non cambia: “Continuiamo a sostenere tariffe doganali basse e a impegnarci per ridurle”. Il Parlamento Ue, invece, valuterà in una riunione convocata per lunedì le conseguenze sull’accordo con gli Usa, in vista anche del voto di martedì proprio su quell’intesa. Chi, invece, reagisce molto positivamente sono i mercati, con le Borse europee che accelerano e anche quelle statunitensi in rialzo.