Primum vivere, deinde philosophari. Tralasciando la filosofia, non รจ certo lโistinto di sopravvivenza che manca a questo governo. Dopo lโautogol sulla vicenda Rogoredo, del resto, la macchina della propaganda si รจ rimessa subito in moto. E il bersaglio, in barba allโappello del Quirinale ad abbassare i toni, รจ sempre lo stesso: i magistrati. Si comincia dalle bordate contro la giudice Silvia Albano, rea di aver detto (intervistata dal Fatto Quotidiano) unโovvietร sui Cpr in Albania: โNon mi risulta che i Cpr in Italia siano sovraffollati, non mi spiego questo accanimento che rischia di provocare uno scontro istituzionale con la magistratura alla quale toccherร garantire il rispetto della legge, compresa la normativa dellโUnione europeaโฆโ.
Si prosegue con la Procura di Roma, che ieri, come annunciato dalla destinataria del provvedimento ha notificato lโavviso di conclusione indagini (lโatto che di solito precede la richiesta di rinvio a giudizio), alla capo di gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, in relazione alla vicenda Almasri. Tra dichiarazioni di rinnovata fiducia e di stupore โper la tempisticaโ, cioรจ a poche settimane dal referendum, come se – a proposito di autonomia e indipendenza delle toghe – le inchieste giudiziarie dovessero sottostare allโagenda della politica, da destra รจ ripartito il fuoco di fila contro i magistrati e la giustizia a orologeria.
Insomma, il copione non cambia. Ma visti i sondaggi che danno ormai il No in vantaggio e il timore che il 22-23 marzo possa arrivare la prima vera spallata al governo, tra una polemica e lโaltra, tramite i capigruppo di maggioranza, รจ arrivata in Parlamento (come anticipato da Giulio Cavalli su La Notizia) la riforma della legge elettorale proporzionale, con sbarramento al 3%, premio di maggioranza per la coalizione che supera il 40% ed eventuale ballottaggio tra gli schieramenti piรน votati purchรฉ abbiano ottenuto almeno il 35% dei consensi se nessuno ha raggiunto il 40.
Una legge bollata dalle opposizioni come โirricevibileโ, ma che il governo Meloni aveva fretta di presentare: dovesse andar male il referendum, meglio avere un Piano B per evitare brutte sorprese alle prossime politiche. Riscrivendo le regole del gioco a proprio vantaggio. Con machiavellico philosophari.