Giorgia Meloni si preoccupa dei bambini che in classe si sentono in un angolo, e fa perfino bene, perché secondo l’Istat nel 2024 erano un milione e 280mila i minori in povertà assoluta e in quell’angolo li ha spinti il conto della spesa, con buona pace del compagno di banco straniero.
Solo che la presidente del Consiglio ha scelto un altro nemico. Domenica dal palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, ha annunciato un tetto per legge agli studenti stranieri in ogni classe, con il divieto di burqa e niqab a scuola come contorno. Peccato che quella soglia esista già dal 2010, fissata “di norma” da una circolare che, come ha scritto il Fatto Quotidiano, quasi 4mila istituti superano.
È la settimana delle armi di distrazione di massa. Martedì sera a Porta a Porta Meloni ha tirato in ballo Sergio Mattarella per difendere il tetto, ha rivendicato l’abolizione del bollo auto promessa per il 2027, 2,4 miliardi a sentire lei, e davanti al rapporto deficit-Pil del 2025 fermo al 3,1 per cento del Pil, che tiene l’Italia dentro la procedura d’infrazione europea, si è chiesta se l’Istat sottostimi gli italiani o il governo. Insomma il termometro sbaglia sempre quando segna febbre.
Meloni, il lavoro povero, lo scontrino e la busta paga
Intanto i numeri scomodi arrivano anche da Parigi, dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico(Ocse). Secondo cui nel primo trimestre del 2026 i salari reali italiani stavano ancora del 6,1 per cento sotto il livello del 2021, il divario più ampio fra le grandi economie dell’area, e per quest’anno l’Ocse prevede un altro calo dello 0,9 per cento, proprio mentre l’occupazione tocca il record del 62,8 per cento. Più occupati, buste paga più leggere. Un economista dell’Ocse sentito dal Sole 24 Ore l’ha tradotto così: rispetto al 2021 è come aver regalato venti giorni di lavoro.
L’Istat, quella che secondo la premier sottostima, scrive che nel 2025 circa 2,5 milioni di occupati, il 10,2 per cento dei maggiorenni che lavorano, erano a rischio di povertà, quasi due punti sopra la media europea e fermi rispetto all’anno prima, mentre fra le famiglie con un operaio come persona di riferimento la povertà assoluta nel 2024 toccava il 15,6 per cento. Poi c’è lo scaffale. Un’indagine del Sole 24 Ore ha calcolato che la spesa settimanale di una coppia con un figlio in cinque anni è passata da 100 a 129,5 euro, contro un’inflazione generale del 21 per cento. Il governo risponde con la detassazione degli aumenti contrattuali al 5 per cento.
Il primo punto dell’agenda
C’è un dato che meriterebbe un posto in ogni aula, accanto al tetto: secondo l’Istat i due terzi delle famiglie in povertà assoluta, un milione e 490mila, sono composte da soli italiani. Gli italiani che si sentono minoranza, per dirla con la premier, fanno la fila alla cassa del discount. Ecco perché il tetto in classe fa così comodo: sposta la rabbia di chi arriva a fatica alla fine del mese sul bambino che non parla ancora l’italiano, mentre i 9 euro l’ora di salario minimo proposti dalle opposizioni sono finiti in una delega al governo, la legge 144 del 2025, senza nessuna soglia oraria.
Ed è qui che le opposizioni si giocano le prossime politiche. Inseguire Meloni sul tetto o sulle circolari di Mattarella significa combattere sul terreno scelto da lei, che su quel terreno vince da anni. Il primo punto dell’agenda, prima di tutto il resto, è la busta paga che finisce il venti del mese, raccontata ogni giorno con i numeri in mano. Lì la destra balbetta. L’angolo di cui parla la premier esiste davvero, solo che l’hanno costruito i salari fermi e i prezzi in corsa, e chi glielo mette davanti per primo si è già preso metà della partita.