L'Editoriale

Giorgia contro Giorgia

Il 10 ottobre 2017, in occasione del voto di fiducia sul Rosatellum, Giorgia Meloni bocciò la Giorgia Meloni di oggi.

Giorgia contro Giorgia

La tecnica è collaudata. Mentre mercoledì Giorgia Meloni serviva sulla tavola imbandita dell’opinione pubblica il piatto forte, l’abolizione del bollo (limitata alle auto di media e piccola cilindrata) e per ora a termine (per il solo 2027, anno delle elezioni), altre prelibatezze, ma più difficili da digerire, passavano decisamente in secondo piano, nascoste nelle pieghe del menù. A cominciare dall’amaro: la cancellazione della tassa più odiata dagli automobilisti ridimensionata, seduta stante, dalla decisione di ridurre, in parallelo, lo sconto sulle accise del diesel da 17 a 12 centesimi. Con tutto quello che ne consegue in termini di rincari al distributore per il gasolio.

Bisognava invece inforcare gli occhiali per scorgere, nelle note sugli allergeni, la pietanza meno insidiosa: la fiducia che si fa strada alla Camera in terza lettura sulla legge elettorale (con finte preferenze e premio di maggioranza bulgaro), presentata agli italiani come la panacea contro l’instabilità dei governi repubblicani. Che detto dall’esecutivo più longevo della storia suona già da solo come una contraddizione in termini. Ma a conti fatti, che sarà mai? L’arte di comunicare contraddicendosi, del resto, è un vecchio vizio che a Meloni, finora, gli italiani hanno sempre perdonato.

Quando furono i 5 Stelle a proporre il taglio parziale del bollo auto Giorgia liquidò, con piglio da statista, l’iniziativa come degna di Cetto La Qualunque. Quanto all’ipotesi di porre la fiducia sulla legge elettore bisogna andare decisamente più indietro nel tempo per scoprire cosa ne pensasse all’epoca l’attuale presidente del Consiglio: “Approvare con il voto di fiducia, impedendo al Parlamento di discutere, una legge elettorale che impedirà ai cittadini di scegliersi il proprio governo e i propri rappresentanti sarebbe semplicemente scandaloso. E la domanda di Fratelli d’Italia è: il presidente Mattarella dov’è?”. Così, il 10 ottobre 2017, in occasione del voto di fiducia sul Rosatellum, Giorgia Meloni bocciò la Giorgia Meloni di oggi.