Italia contro l’ETS: Politico accusa Roma di sabotare la politica climatica Ue

Politico definisce «l’attacco più aggressivo» la richiesta dell'Italia di sospendere il cuore della politica climatica Ue.

Italia contro l’ETS: Politico accusa Roma di sabotare la politica climatica Ue

Sospendere il cuore della politica climatica europea. È la richiesta avanzata dal governo italiano a Bruxelles e raccontata da Politico come «l’attacco più aggressivo finora» contro il sistema europeo di scambio delle emissioni. L’Emissions Trading System, in vigore dal 2005 e pilastro della strategia Ue per la decarbonizzazione, dovrebbe essere messo in pausa secondo il ministro delle Imprese Adolfo Urso. Una proposta che, scrive la testata, consentirebbe alle imprese di inquinare senza pagare, minando vent’anni di costruzione normativa.

L’articolo, firmato da Ben Munster, Zia Weise ed Elena Giordano e pubblicato il 26 febbraio, descrive l’iniziativa italiana come «un attacco straordinario» allo strumento più potente dell’Unione contro il cambiamento climatico. Urso ha definito l’ETS «nient’altro che una tassa» sulle imprese energivore, chiedendone la sospensione in vista della revisione prevista nel terzo trimestre dell’anno. La presa di posizione arriva dopo l’annuncio di sussidi alle centrali a gas per compensare i costi dei permessi di emissione, misura che secondo Politico svuota l’incentivo alla decarbonizzazione e altera il segnale economico su cui si regge l’intero impianto europeo.

Il mercato e la reazione europea

Il mercato ha reagito immediatamente. Il prezzo della CO2, già sceso da 81 a 72 euro in una settimana per le pressioni politiche, è ulteriormente calato a poco più di 70 euro dopo le dichiarazioni italiane. L’ETS copre circa metà delle emissioni europee. Colpirlo significa intervenire sul meccanismo che rende economicamente svantaggioso l’uso delle fonti fossili e che ha orientato per anni le scelte industriali e finanziarie del continente.

Politico sottolinea che l’Italia ha le bollette elettriche tra le più alte d’Europa anche per una forte dipendenza dal gas, pari a circa il 44 per cento del mix energetico nazionale. Proprio questo elemento viene indicato da analisti e think tank come la radice del problema. Chiara Di Mambro, direttrice europea del centro studi ECCO, afferma che sospendere l’ETS o sovvenzionare il gas «andrebbe nella direzione opposta», indebolendo il segnale di prezzo e ritardando la transizione.

L’iniziativa italiana trova qualche eco a Vienna e a Berlino, dove si chiedono correttivi o revisioni, mentre Francia e Svezia respingono l’ipotesi di un intervento radicale. La ministra svedese Ebba Busch paragona la proposta a un’operazione a cuore aperto che rischia di interrompere il flusso vitale dello strumento. La Commissione europea, ricorda Politico, si prepara a una revisione nel terzo trimestre e subisce pressioni crescenti, ma l’Italia viene descritta come l’attore più aggressivo tra le grandi economie.

L’Italia tra credibilità e isolamento

Nel racconto di Politico l’Italia appare come il Paese che rompe il consenso climatico europeo, quello che mette in discussione il meccanismo simbolo della leadership verde dell’Unione. Una rappresentazione che stride con la narrazione della «ritrovata credibilità internazionale» rivendicata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Se la credibilità si misura anche dalla coerenza con gli impegni comuni, l’immagine restituita da Bruxelles è quella di un governo che chiede di fermare la principale politica climatica continentale mentre l’Europa prepara la sua revisione.

Poi oltre alla questione tecnica c’è quella politica. L’ETS è stato per vent’anni la leva economica della transizione. Metterne in pausa il funzionamento, secondo la ricostruzione di Politico, equivarrebbe a sospendere il principio per cui chi inquina paga e a rimettere in discussione un equilibrio costruito tra Stati membri, imprese e istituzioni. La fotografia che arriva dall’estero consegna un’Italia isolata sul dossier simbolo della strategia climatica europea.