Trump e Netanyahu non si vogliono fermare. E l’Iran li avverte: “Se la guerra continua, prenderemo di mira le centrali nucleari di Israele”

Trump e Netanyahu non si vogliono fermare. E l'Iran li avverte: "Se la guerra continua, prenderemo di mira le centrali nucleari di Israele"

Trump e Netanyahu non si vogliono fermare. E l’Iran li avverte: “Se la guerra continua, prenderemo di mira le centrali nucleari di Israele”

Dopo sei giorni di guerra in Iran, Donald Trump è un disco rotto che ripete sempre le stesse cose, malgrado i fatti sembrino smentirlo. Con le solite dichiarazioni show, il tycoon è tornato a giustificare l’attacco affermando che “l’Iran era una nazione fuori controllo e ci avrebbe attaccato se non lo avessi fatto prima io”, e che “se avessimo atteso, loro avrebbero colpito Israele”. Parole che, però, sono già state sufficientemente smentite da funzionari del Pentagono che, anonimamente perché temono ritorsioni, raccontano ai giornali statunitensi un’altra storia, parlando addirittura di “esagerazione” del presidente americano, perché “non ci sono prove di preparativi di un attacco preventivo” da parte di Teheran.

Ma Trump non sente ragioni e, svela invece il suo vero obiettivo: replicare il modello Venezuela, chiedendo di poter decidere anche lui chi sarà il nuovo leader in Iran. Perché il figlio di Khamenei è un’opzione “inaccettabile”, ma il punto è che il presidente Usa ammette, di fatto, che non vuole un cambio di regime ma solo nel regime.

Il presidente Usa poi, nell’apparente tentativo di coinvolgere anche gli altri Paesi dell’area, ha fatto notare che la Repubblica islamica dell’Iran “sta attaccando i suoi vicini. In alcuni casi i suoi alleati, o quelli che erano suoi alleati non molto tempo fa”. Parole incendiarie con cui, forse, vuole tranquillizzare anche l’alleato Benjamin Netanyahu che, secondo quanto riporta Axios, sarebbe fortemente preoccupato per la piega presa dal conflitto.

In particolare da Tel Aviv sarebbe arrivata una richiesta urgente di chiarimenti alla Casa Bianca sui contatti segreti con Teheran per discutere un cessate il fuoco. Parole a cui, sempre secondo Axios, Washington avrebbe risposto affermando che negli ultimi giorni “funzionari iraniani hanno inviato messaggi all’amministrazione Trump”, probabilmente per discutere di un cessate il fuoco, “attraverso Paesi del Golfo e altri Paesi della regione, ma gli Stati Uniti non hanno risposto”. Secondo il portale statunitense, alcune fonti a conoscenza del dossier hanno detto chiaro e tondo di aver “trattato questi messaggi (dall’Iran) come stronzate”.

L’Iran lancia l’ultimo avvertimento: “Fermate i raid o colpiremo le centrali nucleari in Israele”

Il problema è che in qualche modo questa guerra, in palese violazione delle norme internazionali, deve terminare prima che dia luogo a un disastro di proporzioni inimmaginabili. Che questo sia il rischio lo ha detto molto chiaramente l’account di X attribuito a Mojtaba Khamenei, figlio dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei e, a quanto pare, suo erede alla guida del Paese, secondo cui l’Iran prenderà di mira “il sito nucleare israeliano di Dimona se Israele e gli Stati Uniti cercheranno di forzare un cambio di regime nella Repubblica islamica”.

Quel che è certo è che la guerra non accenna a rallentare, anzi peggiora di ora in ora. Dopo la notizia dell’inizio di un’offensiva di terra contro il regime degli ayatollah da parte delle forze curde, pubblicata in lungo e largo dai media statunitensi e malgrado la smentita del Partito Democratico del Kurdistan iraniano (Kdp), Teheran ha pesantemente bombardato il quartier generale dei ribelli, ammonendoli che in caso di intervento la rappresaglia sarà “durissima”. Una giornata che ha visto, come accade ormai dall’inizio del conflitto, una sterminata serie di lanci di missili iraniani contro obiettivi statunitensi in Arabia Saudita, Qatar e Bahrein. Poi la rappresaglia di Teheran ha preso di mira Israele, con forti boati avvertiti a Gerusalemme e Tel Aviv.

L’escalation in Medio Oriente continua

Qui, secondo quanto riferiscono i pasdaran, sarebbe stato usato il nuovo missile pesante Khorramshahr 4, che segna l’ennesima escalation visto che, con la sua gittata di 2.000 chilometri e la capacità di trasportare una testata esplosiva da 1.500 chilogrammi, amplia notevolmente l’area “sotto il tiro” di Teheran. Ma non è tutto. L’Iran, per la prima volta, ha condotto anche attacchi contro l’Azerbaijan e in particolare contro l’aeroporto della capitale Baku, dove si sarebbero registrati almeno due feriti.

Un blitz che ha fatto infuriare il governo di Baku, che ha già convocato l’ambasciatore iraniano per contestare l’accaduto. Per non farsi mancare niente, l’Iran ha anche colpito una petroliera ancorata nel porto del Kuwait, causando un ingente sversamento di petrolio. In tutto questo, gli Usa e Israele hanno lanciato numerose ondate di attacchi contro Teheran e molte altre città iraniane, che hanno portato il bilancio delle vittime civili a sfondare quota 1100 decessi.

Attacchi che, per il portavoce del Ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei, hanno “deliberatamente preso di mira aree civili”, causando “ingenti perdite di vite umane”. Come se non bastasse, Israele sta lanciando anche massicce offensive in Libano per fermare le rappresaglie di Hezbollah, con bombardamenti che hanno causato almeno 3 morti e 6 feriti, ma che più che avvicinare la fine del conflitto sembrano soltanto incendiare ulteriormente la situazione.