Ostentano sicumera a destra, si dicono certi di vincere il referendum. Ma a poco più di due settimane dall’appuntamento con la consultazione popolare, continuano ad aumentare i sondaggi che indicano il No in crescita e in sorpasso sul Sì. Il No è avanti al 54,1% con una affluenza bassa al 47,9% (considerando solo chi dice che andrà a votare sicuramente) e in vantaggio anche con una partecipazione maggiore (che include con il 57,3% anche chi dice che probabilmente andrà ai seggi), sebbene con uno scarto ridotto: 51,4%. E’ quanto risulta in un sondaggio Youtrend per SkyTg24 diffuso ieri. Nella precedente rilevazione del 27 febbraio con una affluenza bassa al 46% il No era quotato al 53,1% e il Sì al 46,9% mentre con una più ampia partecipazione (55,4%) il Sì e il No erano al 50%. In quella dell’11 febbraio il No era in testa nello scenario con bassa affluenza, mentre nell’altro era avanti il Sì. Il giorno prima, giovedì, il sondaggio Ipsos vedeva il No prevalere con affluenza al 42%.
Referendum, i sondaggi indicano il sorpasso del No, a destra cresce il nervosismo
Sondaggi che fanno paura al centrodestra checché ne dicano, tanto che aumentano gli attacchi alle toghe del governo, a partire dalla premier in persona. Se Antonio Tajani sprona i suoi a fare di più per la riforma della giustizia – bandiera del partito che fu di Silvio Berlusconi – è la stessa Giorgia Meloni che in radio, dopo avere affrontato il dossier della guerra alle porte dell’Europa, ha lanciato giovedì un accorato appello al voto. Perché chi la vuole, la separazione delle carriere, se poi il 22 e il 23 marzo non spenderà quei “cinque minuti” per depositare il suo sì nell’urna, poi “non potrà lamentarsi”.
“Ora o mai più” dice la premier alla radio di prima mattina, elencando quelli che a suo avviso sono i pro della riforma. Meloni poi, come ha fatto molte volte nelle sue apparizioni pubbliche recenti (in video sui social o interviste in tv) punta il dito contro quei “giudici che bloccano” espulsioni e rimpatri di migranti illegali che sono anche, e cita un caso specifico, “stupratori”: dove sono, si chiede, “le femministe?”.
Meloni moltiplica gli attacchi ai magistrati
Ieri ha rincarato la dose di veleno verso i magistrati. “Il compito dei Tribunali per i Minorenni è quello di tutelare i bambini e gli adolescenti di fronte ai casi di maltrattamento, abuso o abbandono, agendo nel superiore interesse del minore. E dove sarebbe il superiore interesse del minore, quando dei bambini vengono allontanati dal padre, poi dalla madre, per stare mesi e mesi in una casa-famiglia, sempre più soli, perché i giudici del Tribunale dei Minorenni non condividono lo stile di vita della famiglia? Non è compito della giustizia, e dello Stato in generale, sostituirsi ai genitori, decidere come vadano educati i figli, imporre uno stile di vita fondato su standard che sono chiaramente ideologici”. Così Meloni in un lungo post sui social in cui si dice “senza parole” per le ultime notizie sulla “famiglia nel bosco”.
“Perché i figli non sono dello Stato: i figli – sottolinea la premier – sono delle mamme e dei papà, e uno Stato che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti. Una magistratura che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti”.
Donzelli: “I magistrati erano come i cantanti rock”
Interviene anche Giovanni Donzelli. “Credo che la magistratura, purtroppo, in questi anni, abbia perso un po’ di credibilità. Ricordo che, quando ho iniziato a fare politica, i magistrati erano considerati per strada come dei cantanti rock. Erano adorati dai cittadini e popolarissimi, oggi invece non è più così. Questo è un peccato”, ha detto il responsabile nazionale organizzativo di FdI. Ma Donzelli evidentemente non si pone il problema che questi continui attacchi ai magistrati, come quelli della sua capo di partito, contribuiscono alla delegittimazione delle toghe. Alla faccia del ministro della Giustizia Carlo Nordio che invita ad abbassare i toni come chiesto da Sergio Mattarella.