Niente audizione oggi dell’Amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, in Commissione Vigilanza Rai. L’incontro, il primo da quando Rossi è stato messo al vertice di Viale Mazzini, era in programma per le 20 di stasera, ma ieri mattina è saltato.
Salta Rossi, ma i 5 Stelle cantano vittoria
La decisione è stata presa dall’Ufficio di presidenza per la concomitanza con le comunicazioni in vista del Consiglio europeo e sulla situazione in Medio Oriente che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni terrà oggi in Parlamento. “Avremmo voluto ascoltare domani (oggi, ndr) Rossi in Vigilanza, dopo oltre un anno dal suo insediamento, ma obiettivamente gli orari di chiusura della Camera domani lo hanno reso impossibile”, hanno spiegato in una nota i rappresentanti del Movimento 5 stelle in commissione.
L’audizione dopo il referendum
“Siamo però estremamente soddisfatti di aver imposto alla maggioranza il voto di stamattina, con il quale è stato sancito che l’audizione ci sarà il prossimo 25 marzo. La nostra tenacia ha portato a un primo significativo risultato, grazie alla nostra azione incessante – concludono – finalmente hanno ceduto”.
I fronti aperti e il sorpasso di Mediaset sulla Rai
Tuttavia, lo slittamento dell’audizione non è irrilevante visto che Rossi parlerà all’organo di vigilanza a referendum sulla riforma della Giustizia già avvenuto. E proprio l’avvicinamento al voto e la necessità di assicurare la par condicio sarebbe stato uno dei temi centrali dell’audizione. Per non parlare, poi dell’ultimo caso scoppiato in casa TeleMeloni, ovvero il debutto tutt’altro che entusiasmante, di Tommaso Cerno fortemente voluto dai vertici di Viale Mazzini nel palinsesto quotidiano di Rai2 (leggi sotto).
Altro punto all’ordine del giorno la preoccupante emorragia di ascolti che da tre anni sta colpendo la Rai, come ha ricordato ieri l’Avs Peppe De Cristofaro, componente della Vigilanza: “I dati auditel degli ascolti tv 2025 parlano chiaro: TeleMeloni perde il confronto con Mediaset. Aver inzeppato la Rai di personaggi legati alla destra meloniana, programmi chiaramente di parte e un controllo asfissiante delle forze di governo non piace agli italiani, che infatti con gli ascolti premiano il concorrente privato”.
“Fare una tv a immagine e somiglianza della destra, mandando via fior di professionisti, non piace e porta a questi pessimi risultati”, aggiunge De Cristofaro, “Mediaset è prima nello share, avanti nella prima serata e nella seconda serata. Una débacle su tutta la linea per la dirigenza di TeleMeloni. Gli italiani chiedono un’informazione libera, pluralismo e qualità, non certo una televisione piegata alla propaganda della destra”.
L’ad era stato convocato dalla presidente Floridia
Bisogna inoltre ricordare come la convocazione di Rossi fosse stata un lungo braccio di ferro tra il centrodestra e la presidente della Vigilanza, Barbara Floridia, e che era arrivata dopo l’ennesima seduta dell’organo disertato dalla maggioranza. la quale, infatti, da oltre un anno non si presenta in aula per evitare di vedersi “bocciare” la presidente designata Simona Agnes e perché incapace di trovare un accordo su un nome alternativo..
“È mio dovere garantire che la Commissione possa finalmente svolgere le proprie funzioni, tanto più in un momento in cui c’è un grande dibattito che attraversa l’opinione pubblica e la stampa su questioni essenziali relative al Servizio Pubblico, da cui il Parlamento non può in alcun modo rimanere fuori”, aveva spiegato Floridia convocando unilateralmente Rossi. Ora però quella convocazione è slittata.
Resta lo stallo che impedisce all’organo preposto alla sorveglianza del servizio pubblico di fare il proprio lavoro, con evidenti conseguenze sulla qualità dell’offerta Rai, che “vanta” buchi di bilancio, dovuti a volti e format strapagati dai vertici Rai chiusi anzitempo per carenza di spettatori.
L’Usigrai aveva chiesto lo sblocco della Vigilanza. Ma senza esito
Solo il 10 marzo scorso l’Esecutivo Usigrai tuonava: “Se la maggioranza parlamentare blocca da oltre un anno la Commissione di Vigilanza Rai, in maniera irresponsabile e senza alcun rispetto per le prassi istituzionali, sia l’opposizione a dare un segnale di responsabilità, anche con scelte nette, che risolva il nodo della presidenza dell’Azienda”. E aggiungeva: “non si può arrivare all’ormai imminente referendum costituzionale sulla giustizia, con la Rai senza il supporto dell’organismo parlamentare di vigilanza e indirizzo. Il Parlamento lo deve ai cittadini che pagano il canone”. Un’invocazione caduta nel vuoto.