Totale: 547.201 sterline. È quello che Peter Mandelson ha chiesto come liquidazione dopo essere stato cacciato dall’incarico di ambasciatore britannico a Washington. Ne ha ottenute 75.000. Il numero racconta già qualcosa: la distanza tra quanto il «Principe delle tenebre» riteneva di valere e quanto il primo ministro del Regno Unito Keir Starmer ha accettato di pagare per liberarsi di lui.
L’11 marzo 2026 il governo britannico ha pubblicato la prima tranche dei documenti relativi alla nomina di Mandelson, oltre 140 pagine di email e note interne, come riferisce Politico. Il quadro che emerge è quello di un premier che ha ignorato segnali d’allarme precisi, messi per iscritto dai suoi stessi uffici.
Il premier sapeva
Dieci giorni prima di nominare Mandelson, l’11 dicembre 2024, Starmer aveva ricevuto una nota del suo segretario che allegava la due diligence del Cabinet Office. Il documento segnalava esplicitamente i «rischi reputazionali» derivanti dal rapporto tra Mandelson e Jeffrey Epstein, supportati da un rapporto commissionato da JP Morgan nel 2019, secondo cui Epstein manteneva un legame «particolarmente stretto» con il principe Andrea e con Mandelson, «membro senior del governo britannico». La stessa nota segnalava il ruolo di Mandelson nel consiglio di amministrazione di Sistema, conglomerato russo il cui presidente è descritto come «alleato di Putin» e la cui controllata Rti produce tecnologie per il sistema missilistico russo. Mandelson era rimasto nel board fino al giugno 2017, tre anni dopo l’annessione della Crimea.
Il consigliere per la sicurezza nazionale Jonathan Powell aveva definito il processo di nomina «insolito» e «stranamente affrettato» e aveva sollevato dubbi direttamente con il capo di gabinetto Morgan McSweeney, il quale lo aveva rassicurato che le criticità erano già state «affrontate». La nomina andò avanti il 20 dicembre 2024.
Mandelson è stato licenziato a settembre dell’anno scorso, quando una prima tornata di documenti del Dipartimento di Giustizia americano rivelò che aveva mantenuto rapporti con Epstein dopo la condanna di quest’ultimo nel 2008. A gennaio 2026 arrivò il secondo colpo: le email mostravano che, da segretario al Commercio tra il 2009 e il 2010, aveva passato a Epstein informazioni riservate sulle mosse del governo britannico durante la crisi finanziaria, inclusa un’anticipazione sul piano da 500 miliardi di euro dell’Unione Europea. Documenti bancari del Dipartimento di Giustizia mostrano pagamenti per complessivi 75.000 dollari da conti riconducibili a Epstein verso conti collegati a Mandelson o al suo partner, tra il 2003 e il 2004. Il 23 febbraio 2026 Mandelson è stato arrestato a Londra per misconduct in public office. È stato rilasciato senza condizioni. Non è stato incriminato, e i suoi legali sostengono che stia cooperando con le autorità.
Il silenzio dei riformisti italiani
Eppure Peter Mandelson è stato per decenni uno dei riferimenti teorici del riformismo di centrosinistra in Italia. L’architetto del New Labour, quella metamorfosi degli anni Novanta che portò i laburisti britannici a scollegarsi dalla tradizione sindacale per abbracciare il capitale, praticando quello che Mandelson stesso teorizzò come un atteggiamento «intensamente rilassato rispetto alle persone che diventano ricche sfondato», era il modello che ispirava Romano Prodi, Massimo D’Alema, Walter Veltroni e, nella stagione successiva, la cultura politica che ha prodotto il Pd. La terza via di Blair e Mandelson influenzò «vari partiti di centrosinistra europei», l’Italia in modo diretto e duraturo.
Oggi silenzio. Nessun editoriale che ragioni su cosa racconti lo scandalo Mandelson di quella cultura politica che aveva eletto il pragmatismo a valore assoluto, reso la sinistra europea «rilassata sugli ultraricchi» e trasformato la frequentazione dei potenti in una virtù civica. Nessuna riflessione pubblica su cosa significhi aver assunto come bussola morale un uomo che, secondo la polizia metropolitana di Londra, avrebbe passato informazioni riservate di Stato a un pedofilo condannato in cambio di denaro.
547.201 sterline chieste, 75.000 concesse. L’uomo che aveva fatto del potere la sua professione totale, che aveva lavorato «ogni giorno», parole sue, per estromettere la segreteria di sinistra di Jeremy Corbyn, è uscito dalla porta di servizio con meno di un sesto di quanto riteneva di meritare. I suoi estimatori italiani tacciono, sperando che nessuno faccia il collegamento.