“Circa 4,7 milioni di euro di monetizzazioni“. È quanto avrebbero dovuto versare al Comune di Milano per la ‘Torre Milano‘ di via Stresa i costruttori Carlo e Stefano Rusconi. Invece nelle casse pubbliche finì una cifra otto volte inferiore, cioè poco più di 500mila euro.
A dirlo ieri la pm, Marina Petruzzella, nella requisitoria del primo processo all’Urbanistica della città che andrà a sentenza nei prossimi mesi, quello per il grattacielo di 24 piani e 83 metri di altezza di via Stresa 22 – piazza Carbonari, per il quale otto fra imprenditori, architetti, dirigenti e funzionari del Comune di Milano sono imputati di abusi edilizi e lottizzazione abusiva. Tra questi, anche l’ex dirigente comunale Giovanni Oggioni, che fu anche arrestato un anno fa in uno dei filoni d’inchiesta con al centro la Commissione paesaggio e le accuse di corruzione.
Abusi possibili grazie alla “diabolica” e “fantasiosa Scia”
L’ipotesi è che abbiano violato le leggi sui titoli edilizi e le qualificazioni giuridiche degli interventi immobiliari e l’obbligo di piano attuativo che serve a garantire servizi alla cittadinanza per le opere impattanti. Obbligo che sarebbe stato violato grazie alla qualifica di “ristrutturazione”, ha detto la pm, e l’utilizzo della “diabolica” e “fantasiosa Scia”, autorizzazione (solo milanese) che è oggi al centro di decine fra indagini e processi attualmente in corso.
I “servizi” da realizzare in caso di nuova edificazione, come verde, scuole e parcheggi, e che secondo la Procura non sono stati realizzati nel caso di ‘Torre Milano’, dovevano dovuti essere la “compensazione” che viene chiesta “all’operatore” proprio perché “trae” la propria “rendita” immobiliare “dall’esistenza stessa del territorio” intorno, con le sue dotazioni.
“Non può impoverire la collettività e le casse dello Stato”, ha detto la pm incentrando quasi 6 ore di requisitoria sul “principio” di pianificazione Urbanistica e citando numerose sentenze di Cassazione, Consiglio di Stato e Corte Costituzionale. “Quella rendita è resa possibile dal fatto che la città esiste, beneficia del contesto urbano – ha aggiunto la magistrata -. La stessa torre nel deserto del Sahara non vale nulla”.
“Favoriti gli imprenditori” e “sacrificato l’interesse pubblico”
Con la realizzazione della Torre Milano, costruita con un “atto illegittimo”, invece, non fu minimamente preso in considerazione “l’interesse pubblico, ma la scelta architettonica fu solo quella di favorire l’imprenditore, senza alcun vantaggio per la comunità, ma anzi con un danno”, ha insistito la pm Petruzzella.
La pm ha ricordato uno degli elementi ‘chiave’ delle contestazioni, quella “determina dirigenziale” che fu firmata nel 2018 da Oggioni e dall’altro ex dirigente comunale imputato, Franco Zinna. Una “determina” che, non solo per la Torre Milano ma anche per altri progetti su cui i pm hanno indagato, “ha introdotto questa prassi di una generalizzata deroga alle norme morfologiche, violate, e ha creato così guasti urbanistici, anche sulle monetizzazioni”.
Petruzzella ha elencato quelle “macroscopiche violazioni” delle norme morfologiche e ha descritto come la Commissione paesaggio con “un triplo salto mortale” arrivò a cambiare le sue valutazioni su quell’intervento per tirare su il grattacielo e diede “parere positivo”. E sempre la pm ha messo in evidenza tutte le sentenze, anche della Cassazione, oltre che amministrative, che hanno accolto la linea delle indagini della Procura milanese.
“Solo la legge dello Stato può disciplinare i titoli edilizi”, ha aggiunto ancora. Invece, i dirigenti comunali milanesi “inventarono la Scia con atto d’obbligo” per bypassare i necessari piani attuativi. La discussione della Procura non è terminata e riprenderà il prossimo 2 aprile davanti alla giudice Paola Braggion, prima di passare la parola alle difese.