Infantino, Trump e i Mondiali di calcio: perché l’Unione europea ha ragione ad alzare la voce contro la FIFA

Il commissario Ue allo Sport Micallef chiede garanzie per i Mondiali. La Fifa non risponde. Intanto Infantino va a braccetto con Trump

Infantino, Trump e i Mondiali di calcio: perché l’Unione europea ha ragione ad alzare la voce contro la FIFA

Tre settimane fa, a Bruxelles, il commissario europeo allo Sport Glenn Micallef incontrava Gianni Infantino ai margini di un congresso della Uefa. Gli chiedeva garanzie per i tifosi europei verso i Mondiali. Infantino ascoltava. Poi non ha più risposto. 

E quel silenzio vale più di qualsiasi dichiarazione. Micallef lo ha detto in una recente intervista a Politico: dalla Fifa non è arrivato nessun seguito. Nel frattempo gli Stati Uniti hanno aperto una guerra contro l’Iran, paese qualificato al torneo, le forze dell’Immigrations and Customs Enforcement (Ice) faranno parte del dispositivo di sicurezza e a Minneapolis agenti federali hanno già ucciso due cittadini americani. Quel silenzio di Infantino ha quindi un nome preciso: è una scelta. 

La medaglia appesa al collo

Il 5 dicembre 2025, al Kennedy Center di Washington, Infantino consegnava a Donald Trump il «Fifa Peace Prize». «Questo è il tuo premio per la pace», diceva Infantino; Trump se lo appendeva al collo dichiarando che era «uno degli onori più grandi della mia vita». Il premio non esiste nella tradizione sportiva. L’organizzazione FairSquare ha depositato un esposto all’ufficio etico della Fifa per violazione della neutralità politica. Le specifiche del trofeo le aveva dettate la Casa Bianca, secondo il Times di Londra: almeno grande quanto la Coppa del Mondo originale.

La deriva è documentata. Infantino era presente alla seconda inaugurazione di Trump ed è frequentatore di Mar-a-Lago. A febbraio 2026, alla riunione del Board of Peace, indossava un cappellino rosso «Usa» con i numeri 45 e 47. A luglio la Fifa ha aperto un ufficio nella Trump Tower. Quando il Chelsea ha vinto la Coppa del Mondo per Club, ha dovuto issare una replica perché l’originale stava nell’Ufficio Ovale, regalo di Infantino.

Il Board of Peace è un organismo creato dall’amministrazione Trump come alternativa alle Nazioni Unite. Infantino ha annunciato una partnership della Fifa con un investimento di 75 milioni per le “infrastrutture” calcistiche a Gaza. Micallef ha criticato la scelta a Politico dicendo di preferire «partnership con organizzazioni multilaterali che rispettano l’ordine internazionale basato sulle regole, come l’Unesco e l’Unicef». Sostanzialmente Infantino ha consegnato il trofeo della pace a chi quella guerra la finanzia.

Un torneo ostaggio

Sedici paesi europei qualificati manderanno negli Stati Uniti centinaia di migliaia di tifosi. I Mondiali iniziano l’11 giugno a Città del Messico. Quegli stessi Stati Uniti dove a gennaio due cittadini americani sono stati uccisi da agenti federali durante l’Operation Metro Surge a Minneapolis. L’Ice farà parte della sicurezza del torneo ma Washington non consente ai paesi partecipanti di inviare delegati di polizia al seguito dei tifosi, prassi consolidata nei Mondiali precedenti.

E poi c’è l’Iran, qualificato al torneo: avrebbe dovuto giocare a Los Angeles e Seattle. Con l’attacco militare americano e israeliano contro Teheran, la partecipazione iraniana è sostanzialmente sfumata. «Dopo questo attacco non possiamo aspettarci di guardare ai Mondiali con speranza», ha detto Mehdi Taj, il massimo dirigente del calcio iraniano. Sarebbe il primo ritiro forzato da un Mondiale degli ultimi 75 anni.

A chi chiedeva se Infantino stesse facendo un buon lavoro, Micallef ha risposto: «Direi che c’è spazio per migliorare». Nel linguaggio diplomatico europeo equivale a un stroncatura. Infantino ha la possibilità contrattuale di imporre agli Stati Uniti le condizioni di accesso ai Mondiali, incluse le garanzie di sicurezza. Ma non sembra intenzionato a farlo, anzi. Del resto la dinamica è collaudata: Vladimir Putin aveva già conferito a Infantino l’Ordine dell’Amicizia russo nel 2019, stessa grammatica.

L’Unione Europea alza la voce tardi. Solo che nel frattempo Infantino ha già portato il calcio dentro la guerra.