Parlano di sproporzione che non può essere più taciuta. Quella tra le presenze del Sì e del No al referendum sulle reti generaliste. Una battaglia impari – a favore del Sì, naturalmente – che, a loro avviso, ha trovato due sere fa la propria apoteosi con l’intervista alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, trasmessa da “Quarta Repubblica”, su Rete4.
“Un attentato alla par condicio”
Un vero e proprio attentato alla par condicio, che ieri ha spinto il Presidente Comitato nazionale a difesa della Costituzione e per il No al referendum – Giusto Dire NO, Antonio Diella, a prendere carta e penna e a scrivere al presidente dell’Agcom Giacomo Lasorella, affinché batta un colpo.
“Equilibrio non garantito”
“La puntata in questione presenta profili di evidente violazione della normativa in materia di par condicio, così come disciplinata dalla legge vigente e dalle delibere adottate dall’Autorità da Lei presieduta”, si legge nella missiva che La Notizia ha potuto visionare, “Le scelte editoriali hanno infatti privilegiato in modo esclusivo le posizioni favorevoli al “sì” nel contesto della campagna referendaria, senza garantire un adeguato equilibrio tra le diverse posizioni. Lo dimostra la scaletta della stessa puntata”.
“La puntata”, spiega infatti Diella, “è iniziata con 15 minuti di intervista ad una vittima di un errore giudiziario con una giornalista che sostiene le ragioni del Sì in studio assieme al conduttore. A seguire 30 minuti di intervista alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervista completamente dedicata al referendum, eccezion fatta per due domande sulla guerra in Iran e condotta in assenza di contradditorio”.
“Otto interventi per il Sì e uno per il No”
“L’evidente sovra-rappresentazione dei favorevoli alla riforma oggetto del referendum è proseguita per tutta la puntata che ha ospitato complessivamente otto interventi a sostegno del “sì”, compreso quello della presidente del Consiglio”, annota il presidente del Comitato Giusto dire No, “Al contrario, le ragioni del “no” sarebbero state rappresentate da un solo ospite, per un tempo sensibilmente ridotto, stimato in circa cinque minuti”.
Ma Diella va oltre, segnalando anche “quanto sta accadendo sulle reti Mediaset” in generale, durante questi ultimi giorni di campagna referendaria, ovvero che le ragioni del No sono sì mandate in onda, ma solo a notte fonda. Per fare media con il minutaggio del Sì, che invece si “prende” le edizioni dei Tg più seguite, “in palese violazione della par condicio”.
Il No sulle reti Mediaset parla solo a notte fonda
“Nelle notti fra sabato 14 e domenica 15 e fra domenica 15 e lunedì 16 i telegiornali Tg4, Studio Aperto e Tg5 hanno mandato in onda circa 15 minuti di tempo di notizia con circa 9 minuti di tempo di parola sulle ragioni del no al referendum”, annota Diella.
“Questi dati, secondo i precedenti monitoraggi da Voi realizzati, vengono calcolati assieme a quelli delle edizioni principali dei tg. Questo comporta una violazione sostanziale della par condicio”. E aggiunge: “La stessa delibera n. 37/26/Cons sottolinea che “l’Autorità ritiene opportuno utilizzare il criterio degli indici di ascolto come criterio integrativo di valutazione di natura qualitativa, per il diverso valore che la rappresentazione di una posizione referendaria può avere a seconda della fascia oraria in cui le venga riconosciuto uno spazio, anche in considerazione del fatto che l’Autorità svolge la propria attività di vigilanza attraverso il monitoraggio di ciascuna testata e in relazione alla collocazione delle trasmissioni nelle diverse fasce orarie del palinsesto”.
Così, conclude Diella, “alla luce di quanto esposto, si chiede all’Autorità di voler valutare i fatti descritti e di adottare, ove ne ricorrano i presupposti, le opportune iniziative a tutela del rispetto delle regole che disciplinano la comunicazione politica durante la campagna referendaria”.
Opposizioni contro Meloni a Mediaset: “Monologo vergognoso”
Ma ieri era stato anche il Pd a chiedere all’AgCom una “sanzione esemplare” per l’intervista della premier di lunedì sera, definita ieri dai parlamentari dem in commissione di Vigilanza come “un vergognoso monologo di mezz’ora con un conduttore primo fan”. “Va ristabilito equilibrio, garantendo pari spazio e condizioni alle posizioni del No”, aveva aggiunto l’Avs Peppe De Cristofaro -, perché l’informazione va salvaguardata dalla battaglia politica, e i media non possono diventare tifosi e trasformarsi in megafono del potere e del governo”.
Comunque, il rush finale del fronte del No passa da Piazza del Popolo, a Roma, dove oggi si riuniranno comitati e leader politici: “Vi aspettiamo tutte e tutti per difendere insieme la nostra Costituzione”, è l’invito che corre via social in un video della segretaria Pd Elly Schlein, mentre dal Movimento 5 stelle Giuseppe Conte suona la carica: “I parlamentari di Fratelli d’Italia chiedono di andare a caccia di voti clientelari, sono davvero disposti a tutto e dobbiamo reagire. Votiamo No”.