Dopo il primo vero schiaffo politico, Meloni al bivio: tirare a campare (tra ministri delegittimati e alleati-nemici) o ribaltare il tavolo

La Nazione ha parlato e ha detto "No" a Meloni e Nordio. E ora cosa farà la Premier? Legge elettorale, premierato? O andrà al voto anticipato per evitare il logoramento?

Dopo il primo vero schiaffo politico, Meloni al bivio: tirare a campare (tra ministri delegittimati e alleati-nemici) o ribaltare il tavolo

Stavolta il video della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, diffuso a poche ore dalla chiusura dei seggi e dalla sconfitta divenuta certezza, è tutt’altro che perfetto. Inquadratura tremolante, tono sommesso e parole scelte con cura, per dire un’ovvietà. “La sovranità appartiene al popolo e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. Il governo ha fatto quello che aveva promesso, portare avanti una riforma della giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale. L’abbiamo sostenuta fino in fondo e poi abbiamo rimesso la scelta ai cittadini e i cittadini hanno deciso. E noi come sempre rispettiamo la loro decisione”. E ci mancherebbe altro…

La prima sconfitta politica di Meloni

Ma ieri è andata in scena la prima vera sconfitta politica di Giorgia, non solo dell’esecutivo. È lei che ha deciso di giocarsi il tutto per tutto, forzando la mano, fino a pronunciare quel discorso disastroso al teatro Parenti di Milano pochi giorni prima delle urne, nel quale ha rinfiammato lo scontro con i magistrati.

Votate sì per evitare nuovi casi Garlasco, Famiglie nel Bosco, ma soprattutto stupratori e rapinatori lasciati liberi da giudici che non si allineano alla volontà del governo. Che sabotano. Che non lasciano governare la maggioranza eletta. Su questo Meloni ha chiamato a esprimersi gli Italiani. E gli Italiani hanno risposto. E hanno scelto i giudici, la legge uguale per tutti, l’equilibrio dei poteri. In definitiva, la Costituzione. Una sconfitta anche personale nettissima, quindi.

Una disfatta per Nordio

Così come nettissima è la disfatta del Guardasigilli Carlo Nordio, quello che diceva di non voler politicizzare il voto, mentre lo politicizzava. Che asseriva di non volere lo scontro coi giudici, mentre li insultava. Che invitava ad abbassare i toni, mentre li alzava contro il sistema para-mafioso del Csm. Lui – e la sua capa di gabinetto (da ieri un po’ meno intoccabile) – ha perso su tutta la linea.

A anche Tajani ha perso la faccia (e forse il lavoro)

Come ha perso referendum, faccia e, forse pure occupazione, Antonio Tajani. I suoi datori di lavoro, i Berlusconi, concedendogli i galloni da vice-premier, gli avevano affidato due compiti: tutelare il loro impero mediatico, portare a casa il referendum sulla Giustizia, tanto caro a papà Silvio (e alla P2). Sul primo incarico, nulla da dire: Forza Italia l’ha spuntata sullo stop alla tassa sugli extraprofitti delle banche. Sul secondo, un esito disastroso.

Come dimenticare quella scivolata sulla polizia giudiziaria sottratta al controllo del pubblico ministero, proprio mentre tutto il centrodestra giurava e spergiurava che non c’era alcun piano per mettere il Pm sotto il controllo dell’esecutivo…? E che dire poi di quel 18% di elettori azzurri che, secondo alcuni sondaggi, avrebbero votato No…?

E ora, come andranno avanti?

Ma nel suo video di ieri Meloni ha anche aggiunto che il risultato del referendum “non cambia il nostro impegno per continuare con serietà e determinazione a lavorare per il bene della nazione e per onorare il mandato che ci è stato affidato. Andremo avanti come abbiamo sempre fatto”.

E il punto è proprio questo: come andrà avanti l’esecutivo? Persa la battaglia della Giustizia, cara a Forza Italia, punterà ora sul premierato o desisterà? Tecnicamente per una riforma costituzionale prima della scadenza della legislatura i tempi ci sarebbero, ma la volontà e, soprattutto, i numeri? FI s’imbarcherà in un’altra riforma, che, a regime, potrebbe renderla ininfluente? Più probabile che Meloni punterà spedita sulla legge elettorale, a colpi di maggioranza.

Tuttavia, alzare lo scontro con le opposizioni, dopo aver appena perso un referendum, potrebbe non essere il massimo della vita per il presidente Sergio Mattarella. E ancora, con quale legittimazione ora Nordio potrà perseguire i suoi progetti di revisione dei codici già annunciati: riforma della carcerazione preventiva; stop all’uso del trojan per le indagini, tutti nuovi paletti ai magistrati?

La difficile convivenza con Salvini

Il popolo (anzi, la Nazione) si è espresso e gli ha sbattuto la porta in faccia. Inoltre, ogni nuova improvvida iniziativa legislativa potrebbe essere neutralizzata dal Quirinale, che da ieri ha indicazioni molto chiare su come la pensano gli italiani. E poi ci sono i casi, congelati negli ultimi giorni della campagna referendaria, Delmastro-Bartolozzi al dicastero della Giustizia. Ma al loro posto chi chiamare…?

Per tacere della questione Matteo Salvini, l’alleato che si è speso meno per questo referendum e che quindi ha “perso meno”. Lui per Meloni è molto più simile a un avversario elettorale che a un socio di governo. Inoltre l’Autonomia differenziata, finita nel mirino della Consulta che ne ha ordinato diversi correttivi, non è più una leva efficace da esercitare su Salvini.

Morale: per la premier il prossimo anno potrebbe rivelarsi un incubo, tra impennate dell’inflazione scatenate dalla guerra all’Iran innescata dal suo alleato Trump, Pnrr in esaurimento (si chiude ad agosto) e la prossima manovra senza un euro in cassa. La legge elettorale potrebbe essere l’ancora di salvezza e insieme la carta della disperazione. Alleati permettendo. Di certo da ieri il vento è cambiato e se ne sono accorti anche a Palazzo Chigi.