Trump parla di tregua con l’Iran ma intanto invia migliaia di marine che da venerdì potrebbero prendere parte a operazioni di terra v

Trump parla di tregua con l’Iran ma intanto invia migliaia di marine che da venerdì potrebbero prendere parte a operazioni di terra

Trump parla di tregua con l’Iran ma intanto invia migliaia di marine che da venerdì potrebbero prendere parte a operazioni di terra v

Dopo ventisei giorni di feroce guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, qualcosa sembra finalmente smuoversi. A sostenerlo è il presidente americano Donald Trump, deciso a chiudere al più presto la sua fallimentare avventura bellica in Medio Oriente. Continua infatti a sostenere che esiste una trattativa con un non meglio identificato “funzionario iraniano” e che questa sia a uno stadio molto più avanzato di quanto si pensi. Certo, il fatto che ad affermarlo sia il presidente americano, capace di dire tutto e il contrario di tutto, non permette di capire se sia vero.

Tuttavia, che una trattativa esista sembra confermarlo un funzionario del Pakistan che, alla Reuters, ha dichiarato che “il vicepresidente statunitense J.D. Vance e gli inviati del presidente Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, dovrebbero incontrare funzionari iraniani a Islamabad già questa settimana”. A rendere indecifrabile la situazione, però, contribuisce il regime della Guida Suprema Mojtaba Khamenei, che continua a negare l’esistenza di un negoziato con gli USA, aggiungendo, però, di aver ricevuto, attraverso mediatori mediorientali, “una serie di ‘punti’ dagli Stati Uniti”, attualmente in fase di valutazione. Insomma, secondo l’Iran, più che una vera e propria trattativa c’è il tentativo di Trump di trovare una via d’uscita dal conflitto.

Il grande gelo tra Trump e Netanyahu

A far pensare che, al di là delle smentite di facciata da parte dell’Iran e delle dichiarazioni ottimistiche della Casa Bianca, qualcosa si stia davvero smuovendo è la reazione fredda, per non dire gelida, del primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu. Secondo quanto riferiscono diversi media dello Stato ebraico, il governo di Tel Aviv “non starebbe partecipando ai presunti colloqui, ma riceverebbe aggiornamenti costanti da Washington”. Ulteriore conferma del gelo calato tra Washington e Tel Aviv è quanto rivelano funzionari israeliani alla Reuters, secondo cui “Trump sembra determinato a raggiungere un accordo con l’Iran”, aggiungendo, però, che le condizioni poste dagli Stati Uniti “rendono improbabile” che il regime degli ayatollah possa accettarle.

È proprio nell’ottica di una possibile trattativa che si inseriscono le recenti dichiarazioni dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti, riportate dal Wall Street Journal, secondo cui i due Paesi potrebbero “unirsi agli attacchi” di USA e Israele contro l’Iran. Dichiarazioni che, secondo molti analisti, sarebbero uno strumento di pressione su Teheran al fine di convincere il regime a trattare la fine del conflitto. Insomma, i segnali sull’esistenza di una trattativa ci sono, ma non è detto che questa vada a buon fine.

La trattativa di Trump con Teheran e il dubbio che sia soltanto un bluff

Anzi, la situazione potrebbe prendere pieghe del tutto inaspettate. In queste ore, in cui si parla di negoziati, veri o presunti che siano, pochi stanno dando risalto ai dubbi di molti esperti, secondo cui questi reiterati annunci su un possibile accordo diplomatico sarebbero semplicemente uno stratagemma del tycoon per calmare i mercati, resi nervosi dalla perdurante crisi energetica causata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.

Fantapolitica? Possibile. Eppure, a rendere questa ipotesi quanto meno verosimile, c’è il fatto che il Pentagono ha inviato altre migliaia di marines — soprattutto incursori e paracadutisti — che arriveranno nell’area del Golfo Persico questo venerdì. Un numero di truppe molto elevato — si parla di 8-10 mila uomini — che rafforza un dispositivo già sterminato e che, come fanno notare molti strateghi militari, potrebbe servire per condurre azioni di terra mirate, tra cui la più volte minacciata invasione dell’isola di Kharg, da cui, come noto, passa oltre l’80% del petrolio iraniano.

Israele non si ferma più

Insomma, la sensazione è che, se c’è una trattativa, il tempo per arrivare a un accordo sia molto esiguo perché, da venerdì in poi, il conflitto potrebbe addirittura infiammarsi. Nell’attesa di capire come andrà a finire, la guerra continua senza esclusione di colpi. A dirla tutta, neanche la promessa di Trump di uno stop di cinque giorni ai raid contro le infrastrutture energetiche sembra reggere, visto che, come confermato dall’esercito israeliano (IDF), nella notte sono state colpite molte di queste strutture in tutto l’Iran.

Una conferma arriva anche dall’agenzia di stampa iraniana Fars, secondo cui sarebbe stato gravemente danneggiato un gasdotto presso una centrale elettrica a Khorramshahr, nel sud-ovest del Paese. Attacchi a cui ha risposto il regime di Khamenei con una furiosa selva di missili e droni che hanno causato esplosioni a Gerusalemme e Tel Aviv, dove sono stati registrati sei feriti, prendendo di mira anche Paesi arabi tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Kuwait. Raid che hanno spinto Netanyahu a dichiarare che “la guerra non deve fermarsi”, ordinando all’IDF di condurre pesanti bombardamenti su Teheran, poi puntualmente avvenuti, e aggiungendo che Israele non si fermerà fino alla completa rimozione della minaccia iraniana.