I dazi erano da sempre il suo pallino. E ora Donald Trump deve fare i conti con un’altra sonora bocciatura, arrivata dalla Corte del Commercio Internazionale che ha dichiarato illegali i dazi globali del 10%. Erano stati imposti dal presidente americano dopo che, a febbraio, la Corte Suprema aveva già bocciato le tariffe annunciate nell’aprile 2025, nel cosiddetto “giorno della Liberazione”.
Un altro schiaffo a Trump: illegali anche i dazi al 10 per cento
Secondo il Financial Times, la Corte ha stabilito che i dazi imposti ai sensi della Sezione 122 del Trade Act del 1974 sono “illegittimi”. Contro le tariffe del 10% hanno fatto due aziende, alle quali si sono uniti 24 Stati. Il tribunale federale ha votato a maggioranza, 2-1, dichiarando illegittima la misura. La sentenza rappresenta l’ennesima battuta d’arresto per la politica commerciale di Trump, sulla base dello stesso principio affermato dalla Corte Suprema: il presidente non può imporre dazi doganali ricorrendo ai poteri economici di emergenza. L’articolo 122 consente infatti di imporre dazi fino al 15% per 150 giorni per far fronte a “gravi e consistenti deficit della bilancia dei pagamenti”. Ma, secondo i ricorrenti, un deficit commerciale e una crisi della bilancia dei pagamenti non sono la stessa cosa.
Esultano i ricorrenti. Il nodo dei risarcimenti
I fondatori di una delle aziende ricorrenti hanno salutato la decisione come “un’importante vittoria per le piccole imprese come la nostra, che dipendono da politiche commerciali eque e prevedibili”. Dan Anthony, direttore esecutivo del gruppo We Pay the Tariffs, ha parlato di “un’ulteriore notizia positiva per le piccole imprese che sono state schiacciate da queste tasse illegali”.
Per i dazi reciproci, scrive la Repubblica, furono più di 3.000 le richieste di risarcimento, presentate da piccole e grandi aziende di tutto il mondo. I rimborsi dovrebbero superare i 160 miliardi di dollari, già riscossi dalle dogane e ora in via di restituzione. Quanto ai dazi al 10%, il tribunale ne ha bloccato la riscossione e ha ordinato il rimborso di quanto già pagato, con interessi, solo per le due aziende ricorrenti e per lo Stato di Washington, unico tra gli Stati ad aver dimostrato di aver pagato o di dover pagare a breve le nuove tariffe.
L’ultimatum che Trump ha lanciato all’Europa
La bocciatura è arrivata poche ore dopo l’ennesimo ultimatum di Trump all’Europa sull’approvazione dell’accordo raggiunto in Scozia. Sei ore di negoziato, tra mercoledì e giovedì, non erano bastate all’Ue per arrivare alla fumata bianca sull’intesa con gli Usa. Il trilogo tra Consiglio, Commissione ed Eurocamera si era concluso con “progressi sostanziali”, ma senza il via libera all’accordo di Turnberry.
“Se entro il 250esimo compleanno degli Usa”, il 4 luglio, l’Europa non rispetterà l’accordo, “le tariffe schizzeranno immediatamente a livelli ben più elevati” rispetto al 15% previsto, ha detto Trump a Ursula von der Leyen durante una telefonata. Chi temeva che il tycoon concretizzasse subito la minaccia del 25% ad auto e camion europei ha tirato un sospiro di sollievo. “Attendo pazientemente che l’Ue onori la propria parte dello storico accordo commerciale che abbiamo siglato a Turnberry, in Scozia”, ha sottolineato Trump. Poi, però, è arrivata la doccia fredda per il tycoon e ora l’Europa può rifiatare.
La postura fallimentare dell’Italia
Di tariffe ha parlato anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, durante il bilaterale a Roma con il segretario di Stato americano Marco Rubio. “Gli ho detto soltanto”, ha spiegato il titolare della Farnesina, “che noi non vogliamo guerre commerciali, siamo favorevoli a un grande mercato: Europa, Stati Uniti, Canada, Messico”. Resta però il nodo politico. Sui dazi il governo italiano, quando Giorgia Meloni ambiva ancora a fare da pontiere tra Usa e Ue, aveva assunto una posizione di eccessiva indulgenza verso Washington. C’è chi, come il vicepremier Matteo Salvini, li considerava addirittura un’opportunità. Ora, dopo l’ennesima bocciatura giudiziaria, quella linea appare ancora più debole: inseguire Trump sul terreno della guerra commerciale non ha protetto l’Europa e non ha rafforzato l’Italia.