Trump cerca l’intesa con l’Iran. Ma Teheran frena: “Accordo molto lontano”

Trump cerca l’intesa con l’Iran per tirarsi fuori dal conflitto che gli ha imposto Netanyahu. Ma Teheran frena: "Accordo molto lontano"

Trump cerca l’intesa con l’Iran. Ma Teheran frena: “Accordo molto lontano”

Si tinge di giallo la presunta trattativa di pace tra Stati Uniti e Iran. Malgrado Donald Trump continui a ripetere che non meglio identificati esponenti della Repubblica Islamica stiano negoziando con gli Usa un accordo, da Teheran insistono nel negare che ci siano stati contatti. Al momento, l’unica certezza è che il tycoon, che ha urgente bisogno di tirarsi fuori dal conflitto in cui l’ha trascinato il primo ministro Benjamin Netanyahu per evitare un ulteriore tracollo dei consensi, sta davvero cercando di instaurare un dialogo con i funzionari iraniani.

Che l’iniziativa diplomatica sia stata portata avanti dalla Casa Bianca – e non dal regime di Mojtaba Khamenei – lo lascia intendere il New York Times, secondo cui gli Usa hanno inviato all’Iran, per tramite del Pakistan, un piano in 15 punti che dovrebbe permettere la fine delle ostilità. Una trattativa che verosimilmente esiste, tanto che fonti di Islamabad sostengono che l’incontro tra la delegazione americana e quella iraniana potrebbe tenersi già oggi o, al massimo, venerdì, ma il cui esito appare a dir poco incerto, perché restano le distanze tra le parti. Proprio il fatto che l’iniziativa diplomatica sia partita da chi racconta di aver “distrutto il regime iraniano” è diventato fonte di ilarità in Iran.

Il tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari, portavoce del quartier generale centrale dell’esercito iraniano Khatam Al-Anbiya, ieri ha deriso i tentativi statunitensi sostenendo che “chi si proclama superpotenza globale sarebbe già uscito da questo pasticcio se avesse potuto. Non mascherate la vostra sconfitta da accordo. La vostra era di vuote promesse è giunta al termine”. E ancora: “La nostra prima e ultima parola è sempre stata la stessa fin dal primo giorno, e tale rimarrà: non scenderemo mai a compromessi con voi. Né ora, né mai”.

La proposta irricevibile di Trump

Ma, al di là delle dichiarazioni del tycoon e di quelle dei funzionari iraniani, la sensazione è che qualcosa si stia davvero smuovendo. Del resto, a svelare il contenuto della proposta di Trump è Channel 12, secondo cui il piano prevede lo smantellamento delle capacità nucleari già accumulate, l’impegno dell’Iran a non perseguire mai lo sviluppo di armi nucleari e la consegna all’Agenzia per l’energia atomica (Aiea) di tutto il materiale già arricchito.

Ma non è tutto. Gli Stati Uniti pretendono anche la cessazione del supporto e del finanziamento delle milizie filo-iraniane in tutto il Medio Oriente, la gestione congiunta dello Stretto di Hormuz e forti limitazioni al programma missilistico di Teheran. In cambio, gli Usa propongono la revoca di tutte le sanzioni già inflitte all’Iran e l’aiuto a sviluppare un progetto nucleare civile. Insomma, condizioni pesantissime che il regime degli ayatollah difficilmente potrà accettare, perché equivarrebbero a una resa che – questo il timore di Teheran – potrebbe mettere a repentaglio l’esistenza stessa della Repubblica islamica.

Proprio per questo, i fedelissimi della nuova Guida Suprema avrebbero fatto trapelare una controproposta altrettanto inaccettabile, perché prevede che gli Usa rinuncino alle loro basi in tutto il Medio Oriente, l’istituzione di una tassa per garantire il transito incolume di ogni nave nello Stretto di Hormuz e il pagamento di un risarcimento per i danni causati dai raid di Trump e Netanyahu.

Per gli iraniani il tycoon è “inaffidabile”

Com’è facilmente intuibile, sempre che non sia in corso il gioco delle parti per mascherare il reale stato della trattativa, le possibilità che si giunga a un’intesa entro venerdì – giorno in cui arriveranno nel teatro mediorientale altre migliaia di soldati, che potrebbero dare il via a operazioni di terra – sembrano essere ben poche.

A pesare su una trattativa a dir poco in salita, almeno secondo quanto riporta Axios, che cita fonti iraniane, sarebbe proprio la presunta inaffidabilità del presidente americano, che “durante i due precedenti round di colloqui” avrebbe “dato il via libera ad attacchi a sorpresa devastanti”. Le stesse fonti fanno notare che i movimenti militari statunitensi e la decisione di inviare ingenti rinforzi hanno accresciuto i sospetti che la proposta di colloqui di pace sia solo un bluff. Il riferimento è all’arrivo, tra oggi e domani, di svariate migliaia di uomini, tra cui incursori, paracadutisti e reparti speciali.

Teheran non si piega

Movimenti e minacce a cui, secondo quanto riporta Ismail Kouthari, membro della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento iraniano, “siamo pronti a rispondere militarmente”. E proprio a titolo di avvertimento, ieri è stato lanciato un missile da crociera contro la portaerei USS Abraham Lincoln, avvertendo che seguiranno ulteriori lanci in caso di un ulteriore avvicinamento alle coste iraniane. Diffidenze reciproche che dimostrano come il negoziato sia tutto in salita e che hanno spinto Netanyahu – il quale ha già fatto sapere che intende continuare a combattere fino al conseguimento di tutti gli obiettivi di Israele – a lanciare nuovi attacchi sulle infrastrutture strategiche di Teheran e contro i miliziani di Hezbollah in Libano.

Attacchi a cui hanno risposto i Guardiani della rivoluzione iraniani (Irgc), lanciando droni contro Israele, Kuwait, Bahrein e Giordania, dove inizia a scricchiolare il muro difensivo. Una serie di botta e risposta che non aiutano ad abbassare i toni, tanto più alla vigilia di trattative che appaiono già complicate e che richiederebbero, per una buona riuscita, di far tacere le armi per dare spazio alla diplomazia.