Il Ministero della Difesa; il gestore della rete elettrica nazionale (Terna); il gestore della rete ferroviaria (Rfi); il cloud della pubblica amministrazione (Polo strategico nazionale). In pratica ieri gli uomini della Guardia di finanza hanno perquisito le sedi delle principali infrastrutture critiche del Paese.
L’ordine arriva dalla Procura di Roma che indaga sulla nuova inchiesta che investe le gare di appalto bandite dalla Difesa. Corruzione, traffico di influenze illecite, riciclaggio e turbata libertà degli incanti, i reati ipotizzati dai pm capitolini Giuseppe Cascini, Giuseppe De Falco, Lorenzo Del Giudice e Gianfranco Gallo. Almeno 26 gli indagati, tra imprenditori, dipendenti, dirigenti di imprese pubbliche.
Mazzette per appalti pubblici della Difesa pagate con fondi neri
Nel decreto di perquisizione si legge che si ipotizza “un articolato sistema criminale finalizzato a riciclare ingenti somme di denaro, verosimilmente derivanti da reati fiscali perpetrati per mezzo dell’emissione di fatture per operazioni inesistenti finalizzate, tra l’altro, alla creazione di ‘fondi neri’ utilizzati per il pagamento di commesse corruttive”.
Tra gli indagati, annotano i pm, “è emersa la figura dell’imprenditore romano Francesco Dattola, amministratore di fatto della Nsr s.r.l.”, che secondo gli inquirenti “si è dimostrato incline a procurarsi ingenti somme di denaro contante, attraverso il meccanismo di fatturazioni false e riciclaggio”.
Un sistema illecito che puntava anche allo “smercio su mercati paralleli di orologi di lusso” e con il denaro destinato “alla corruzione di soggetti pubblici e privati che possano, in cambio, agevolare il coinvolgimento delle sue imprese in commesse ed appalti nel settore informatico e digitale di sua competenza, garantendosi in tal modo una rilevante porzione nel mercato di settore, grazie alla riconoscente intercessione di personaggi di vertice”, tra i colossi della produzione digitale e in generale della pubblica amministrazione.
Per i pm gli indagati influenzavano anche le promozioni nell’Aeronautica
Ma c’è di più: secondo quanto riportato da Repubblica, il sodalizio avrebbe anche influenzato perfino la promozione di un generale dell’Aeronautica. In particolare attraverso l’attività dell’imprenditore Antonio Spalletta, il quale, secondo il quotidiano, sarebbe intervenuto “attraverso il (reale o millantato) intervento di un esponente politico”.
Da quanto si apprende, le indagini sono partite da una segnalazione tramite esposto dello stesso ministero della Difesa, che aveva ravvisato situazioni sospette. Inoltre, questo fascicolo discende da quello sulla società informatica del Mef (Sogei), che aveva portato alle condanne a tre anni ciascuno col patteggiamento, per l’ex Dg di Sogei, Paolino Iorio (corruzione) e per l’imprenditore Massimo Rossi.
La prima inchiesta portò alla condanna dell’ex dg di Sogei
Allora gli inquirenti scoprirono un sistema grazie al quale, in cambio di pagamenti periodici, Iorio pilotava gli appalti pubblici a favore dell’imprenditore. L’ex dg fu arrestato in flagranza di reato mentre riceveva una mazzetta da 15mila euro da Rossi e a casa sua furono ritrovati anche 100mila euro in contanti.
In quell’inchiesta, per il filone relativo alla vendita allo Stato italiano dei sistemi satellitari Starlink di Elon Musk, i pm ipotizzarono un accordo corruttivo tra gli indagati per ottenere informazioni privilegiate da un ufficiale della Marina Militare, il quale gli avrebbe passato un progetto riservato della Difesa per l’acquisizione di Starlink. E tra gli indagati della nuova inchiesta spunta di nuovo il nome dello stesso ufficiale della Marina.
Dal ministero assicurata massima collaborazione
Da parte sua, il ministero guidato da Guido Crosetto ieri ha assicurato “pieno supporto e massima collaborazione sin dall’avvio delle attività investigative iniziate negli anni precedenti”. “Preoccupa la notizia della nuova indagine per corruzione”, fa sapere il Movimento 5 Stelle, “perché in ambito Difesa circolano e circoleranno sempre più soldi, non solo per le spese militari in senso stretto e per il riarmo – su cui già il Parlamento non ha praticamente alcun reale controllo – ma per le spese ‘paramilitari’, come quelle per la protezione informatica delle infrastrutture nazionali critiche, che sono proprio l’ambito in cui si muove questa inchiesta relativa alla cybersicurezza della rete elettrica ferroviaria”.
“Oggi più che mai, alla luce di queste inchieste e dell’aumento dei volumi della ‘military economy’, M5s chiede un maggiore controllo e trasparenza sugli appalti presenterà presto una proposta di legge in tal senso”, concludono i capigruppo Arnaldo Lomuti e Alessandra Maiorino.