Le Lettere

Lo sgarbo di Meloni

Marina Berlusconi si oppone alla riforma della legge elettorale che Meloni vorrebbe. Ma è possibile che FI rompa con Meloni?
Agata Roidi
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Gentile lettrice, tutto è possibile in politica, se viene il momento giusto. Rifletto talvolta su un episodio che illustra appieno il cinismo di Meloni. Nel 2022, quando vinse le elezioni, Meloni non solo non offrì un ministero a Berlusconi che aspirava agli Esteri, ma neppure lo consultò per la scelta dei ministri. Nominò Tajani, formalmente capo di Forza Italia ma in realtà un “dipendente” del partito-azienda, senza neppure consultare il capo. Capisco che B. ministro avrebbe fatto ombra a Meloni e sarebbe stato difficilmente addomesticabile, ma lo sgarbo fu gigantesco, anche sul piano umano. Meloni aveva un debito enorme, perché B. l’aveva elevata a ministra quando era solo una ragazzotta che sgomitava nelle retrovie di An ed è con quella nomina che cominciò la parabola ascendente della garbatellara. Di B. si può dire tutto il male o il bene possibile, ma era stato premier per 11 anni, leader politico per 28 anni, aveva avuto rapporti con W. Bush, Putin, Obama, Merkel, Gheddafi, Netanyahu, Erdogan e tutto il cucuzzaro. Aveva esperienza e pensiero politico, pur opinabile, e aveva segnato la storia italiana per tre decenni. Non fu né umano né decente gettarlo via come un calzino bucato. Non sta certo a me difenderlo, ma comunque lo si guardi l’episodio fu vergognoso e dà l’esatta misura della statura politica e umana di Meloni. È dunque possibile che i figli di B., Marina e Pier Silvio, non abbiano dimenticato e un giorno le chiedano il conto. Non piangeremmo.