L’elezione del nuovo capogruppo di Forza Italia alla Camera è fissata per mercoledì alle 20 presso la Sala Colletti di Montecitorio. Firmato il capogruppo (ma solo fino a stasera) Paolo Barelli. E’ la comunicazione arrivata a tutti i deputati forzisti ieri. Quando cioè il capogruppo (fino a elezione contraria) ha capito che i giochi – quelli decisi sabato da Pier Silvo e Marina Berlusconi e dal consuocero Antonio Tajani nel summit di Cologno Monzese – erano fatti. Il momento giusto anche per togliersi i sassolini dalle scarpe.
“Non mi ha dimesso nessuno”
“A me non mi ha dimesso nessuno”, ha detto ai giornalisti che chiedevano lumi sul suo futuro, “Molti hanno parlato di firme, ma le firme non ci sono. Chiaramente non è che mi pagano per fare il capogruppo. Detto questo, adesso si ragionerà, si parlerà, e chiaramente il riferimento mio è il gruppo, non è l’esterno. Io sono eletto capogruppo dai componenti del gruppo”, puntualizza.
E ricorda, a chi parlava delle decisioni prese a Cologno, come lui sia “stato indicato come capogruppo da Silvio Berlusconi, presidente del partito. Sono stato eletto dai parlamentari”. Sottolineando come “i parlamentari erano 44 alle elezioni, come i gatti, ora son 54, sono 10 di più, oltre il 25% in più di incremento, ai quali non è stato promesso nulla. Sono venuti – ha aggiunto Barelli – perché hanno fiducia nel capogruppo, hanno fiducia in Forza Italia e nella crescita. Questi sono dati reali. Dopodiché, morto un Papa se ne fa un altro. Siamo tutti indispensabili e nessuno è indispensabile. Andiamo tutti in piscina a nuotare, che fa bene alla salute”.
A Barelli i ministeri non interessano
E sul suo futuro, dopo il siluramento? Le sue mire ministeriali non sono certo un mistero… “Ho letto di ministeri che Barelli avrebbe chiesto”, ha spiegato parlando di sé in terza persona, “i vostri informatori vi hanno informato male. Barelli non ha chiesto assolutamente nulla, non c’è bisogno di nulla, sta nel centrodestra saldo e diffida da chi magari prevede soluzioni diverse”.
“So nuotare, galleggio…”
La cosa chiara, invece, è che Barelli non ha alcuna volontà di dimettersi dalla presidenza della Federazione italiana nuoto, carica per alcuni incompatibile con quella di parlamentare o ministro. “Non c’è nessuna necessità. Non mi sono mai posto il problema”. E a chi chiedeva se lascerà mai il nuoto ha risposto sibillino: “No, come faccio a lasciarlo? Io sono capace a nuotare, galleggio, salvo la vita agli altri. Perché imparare a nuotare significa salvare la vita non solo a sé stessi. Il salvavita non si tocca”.
La stoccata a Costa: “Sono io che l’ho fatto vicepresidente”
E l’ultima stoccata l’ha rivolta al suo probabile successore, Enrico Costa. “È uno dei 10 che è venuto grazie anche al lavoro mio, sono io che l’ho fatto vicepresidente della commissione Giustizia, no? Lui è uno molto specializzato su questa materia, è una brava persona, un amico mio”. E siccome sono molto amici, ha ricordato che “Peraltro anche lui è presidente di una piccola federazione che si chiama Pallapugno. È una disciplina associata, una piccola federazione riconosciuta dal Coni”. Però non è un ruolo incompatibile con il ruolo di capogruppo? “No – ha replicato Barelli -, non l’ho detto. Sto dicendo che lo conosco anche sul versante sportivo, siamo molto amici. Ripeto, sta in Forza Italia grazie a me”.
Intanto Forza Italia è lacerata
Intanto però il partito è lacerato, con ogni regione che tenta di capire se è il caso di fare un congresso o meno, a seconda delle maggioranze presenti (se filo Tajani, o filo-innovatori). A partire dalla Lombardia, dove le anime del partito si confrontano nel gelo, con il segretario regionale Alessandro Sorte (leggi Letizia Moratti/Tajani) che spinge per il congresso e la vicepresidente del Senato, Licia Ronzulli che invece frena. Stessa situazione in Piemonte.
Del Debbio ai Berlusconi: “Ci vuole discrezione”
Ma a tenere banco è anche l’inaspettata critica ai Berlusconi arrivata dal conduttore Mediaset, Paolo Del Debbio, che su La Verità ha definito un errore le modalità dell’incontro tra Tajani e i proprietari di Fi nella sede Mediaset di Cologno Monzese.
Per Del Debbio, l’incontro era pienamente legittimo, tuttavia bisogna distinguere tra la legittimità dei rapporti e le modalità con cui questi si svolgono. L’averlo tenuto a Mediaset, alla luce del sole, assumerebbe un valore simbolico rilevante. Un elemento che, per il giornalista, può incidere sulla percezione pubblica e politica dell’iniziativa.
In effetti, il rischio che qualcuno possa pensare che il partito fondato da Silvio Berlusconi possa essere utilizzato dai suoi eredi come un ramo d’azienda, è alto… Ma per questo Del Debbio ha una soluzione: la discrezione. In situazioni di questo tipo, sottolinea, una gestione più riservata dell’incontro avrebbe probabilmente evitato interpretazioni critiche o possibili fraintendimenti…