Sion (Svizzera), 15 apr. (askanews) – A Sion, in Svizzera, il sindaco di Crans Montana, Nicolas Féraud, è uscito dal tribunale dopo undici ore di interrogatorio nell’ambito dell’inchiesta sul disastroso incendio del Le Constellation, nella notte di Capodanno. L’esplosione e l’incendio hanno provocato 41 morti e 115 feriti, generando shock in tutta Europa. Intanto i coniugi Moretti sono indagati anche in Italia. La procura di Roma contesta ai titolari del bar il disastro colposo e l’omicidio colposo plurimo (oltre a incendio e lesioni gravissime aggravate dalla violazione della normativa antinfortunistica).Al termine dell’udienza a Sion, il primo cittadino ha dichiarato ai giornalisti di non essere stato informato che, dal 2019, nessun controllo di sicurezza era stato effettuato nel locale e di averlo saputo solo alcuni giorni dopo la tragedia.Féraud figura fra le nove persone indagate, insieme con i proprietari del bar, accusati di omicidio colposo, lesioni colpose e incendio doloso.Ecco il momento in cui il sindaco lascia il tribunale a Sion, circondato dai giornalisti. Christian Delaloye, avvocato di Nicolas Féraud: “È stata evidentemente una prova piuttosto penosa, perché è durata oltre 11 ore, ma il sindaco è sollevato di aver potuto spiegare e correggere alcune informazioni circolate ultimamente e che erano false”.Subito dopo, alle domande dei cronisti, il legale evita di rispondere sul perché non fossero stati effettuati controlli annuali nel comune.Un giornalista chiede perché non è stato effettuato un controllo annuale in questo comune? Christian Delaloye: “Non posso rispondere perché non lo sappiamo”. Poi il legale insiste sul fatto che, quando le autorità di sicurezza hanno richiesto più personale, il consiglio comunale avrebbe sempre risposto positivamente: “Lo ripeto volentieri: ogni volta che sono state richieste ulteriori risorse da parte degli incaricati alla sicurezza, il consiglio comunale ha accolto queste richieste di personale”.Per i familiari delle vittime, però, le spiegazioni non sono bastate. Alain Viscolo, avvocato delle parti civili: “Abbiamo ascoltato una descrizione del sistema di sicurezza pubblica a Crans Montana, ma con molti responsabili, una vera galassia di persone che alla fine sono responsabili di ben poco. Per quanto riguarda il signor Nicolas Féraud, non credo che ci abbia convinti; sicuramente non ha convinto nessuno, tranne forse se stesso. In ogni caso, non abbiamo ricevuto risposta alla domanda essenziale: perché, per sei anni, non sono stati effettuati controlli?”.Un altro legale, Romain Jordan, che rappresenta diverse famiglie delle vittime, parla di un sindaco evasivo su alcuni punti, più pragmatico su altri, ma di fronte a una catena di negligenze che sta emergendo: “Su alcune questioni avevamo di fronte qualcuno piuttosto evasivo, su altri punti un po’ più pragmatico e realistico riguardo alla situazione del fascicolo. Non posso dire di essere soddisfatto delle risposte che sono state date. Tuttavia, c’è questa realtà: stiamo avvicinandoci di più alla dinamica delle negligenze che hanno provocato questa tragedia”, afferma.Mentre l’inchiesta continua a Sion, con nuovi interrogatori di ex e attuali membri del consiglio comunale, il ricordo delle 41 giovani vittime e dei 115 feriti resta al centro delle discussioni sulle responsabilità politiche e amministrative legate alla strage di Capodanno a Crans Montana, località sita nel canton Vallese si candida – va detto – a diventare una delle sedi centrali delle Olimpiadi invernali del 2038.
15/04/2026
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